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Carnevale

A Tricarico
tra i riti della
transumanza

carnevale di Tricarico

MATERA - E’ già Carnevale in Basilicata per i riti del Carnevale contadino che caratterizzano la Basilicata e soprattutto l’entroterra materano, iniziati proprio in questo fine settimana e che neanche le nevicate delle ultime ore hanno fermato. Maschere e liturgie della festa sono legate ai ritmi dell’agricoltura e della transumanza, risuonano i rintocchi dei campanacci e nelle vestizioni uomini e donne si trasformano nella mucca e nel toro.
In passato erano i riti propiziatori per sperare in un’annata buona ed hanno rischiato di sparire con l’abbandono delle campagne e con le ondate di emigrazione verso le grandi città del Nord, una piaga per la Lucania. Oggi rinverdiscono in manifestazioni folcloristiche per richiamare nei paesi lucani visitatori e curiosi, per assistere a frammenti di una società non più scandita dai ritmi delle stagioni.

Il calendario lucano del Carnevale si apre appunto con la festività di Sant'Antonio Abate. A San Mauro Forte per il terzo giorno sono di scena i suonatori del campanaccio con il suono cupo e martellante dei battenti. Ciascun partecipante ne ha uno che percuote continuamente. Un suono prima scombinato che diventa continuo, quasi ossessivo. Richiama in modo evidente la transumanza delle mandrie di bovini di razza podolica, autoctona della Collina materana.

Il suono dei campanacci era ritenuto propiziatorio di terreni fertili e buoni raccolti. Oggi, inoltre, è di scena il Carnevale di Tricarico, coloratissimo, dalle forti simbologie. Negli ultimi anni si è imposto come il Carnevale lucano tipico ed è inserito in una rete europea di manifestazioni a tema. E’ simboleggiato dalle maschere della mucca e del toro, altro rimando alle mandrie. Sono composizioni di vestiti ed accessori e possono essere indossate indifferentemente da uomini o donne.
I figuranti travestiti da mucca indossano un cappello a falda larga, ricoperto da un foulard e da un velo bianco al quale sono attaccati lunghi nastri di diversi colori che scendono fino alle caviglie, e calzamaglie di colore chiaro, anch’essi decorati con nastri e foulard al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe. La maschera del toro indossa gli stessi vestiti ed accessori, con la differenza che tutto è scuro, decorato con nastri rossi. La festa è iniziata nella notte con la “sveglia” in piazza Garibaldi e poi il corteo nel centro storico, presso la chiesa di Sant'Antonio Abate.
Intorno al falò dedicato al santo, nel corso della mattinata si sono radunate sia le maschere che gli animali portati dagli allevatori per la benedizione che consiste nell’effettuare tre giri intorno alla chiesa. 

Per tutto il giorno i cortei si susseguono, come una transumanza. Il Carnevale di Tricarico proseguirà sino al martedì grasso. Un’altra maschera tipica della Basilicata è l’uomo-albero di Satriano, detto “ù rumit”, l’eremita vegetale, personificazione della natura. E’ diventato un simbolo del Parco nazionale dell’Appennino Lucano e della Val d’Agri, l’ultima area protetta italiana ad essere stata istituita, poiché con l’uomo-albero si compie una simbiosi.
L’evento è in programma il 6 ed il 7 febbraio e i tanti “rumit” o ''rumita” diventeranno una foresta che cammina. Un’altra maschera diffusa in Basilicata, di sapore spiccatamente carnascialesco, anche se pur sempre radicato nella tradizione contadina, è “Quaremma”, che raffigura la vedova del Carnevale ed è generalmente vecchia, con i capelli grigi raccolti, vestita di nero. In alcuni Comuni della Basilicata, le “Quaremme” di pezza vengono stese sui fili del bucato o esposte dai balconi. Rappresenta il digiuno, così il suo trapasso lascia il posto alla Quaresima. (segue)

Il Carnevale di Montescaglioso è il maggiore evento di pubblico del martedì grasso in Basilicata, quest’anno è la 57esima edizione. C'è una grande fantasia di figure. Ad esempio, ''Carnevalone” è un vecchio, con abiti sdruciti, che viene processato nell’ultimo giorno di Carnevale in cui si assiste anche al suo funerale.
L’allegoria è quella classica: il nuovo che prende il posto del vecchio, un modo per tracciare il bilancio dell’annata e di chiudere i conti, per potersi proiettare nella nuova annata, con la speranza che sia migliore. Il “Carnevalone” di Montescaglioso è anche un tributo d’altri tempi: seduto su un asino sfila per le strade con cartelli sgrammaticati in cui denuncia i mali della societa. Dopo il funerale, il suo posto sarà preso da Carnevalicchio, il nuovo.
La “Quaremma” qui è in compagnia dei figli. Singolare è il ''Cucibocca”, un figuro scuro, con il volto coperto da cappelli e lunghe barbe. Ha una catena spezzata al piede ed un lungo ago in mano con cui mima il gesto di cucire la bocca per pretendere l’offerta. I Cucibocca sono protagonisti della vigilia dell’Epifania a Montescaglioso, ritornano quindi nelle sfilate di Carnevale.

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