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al Festival di Lecce

Budina: la mia Albania
corrotta e in cerca di riscatto

Edmond Budina

Edmond Budina

LECCE - Cofondatore del Partito Democratico nel suo Paese, l’Albania, regista e attore teatrale e cinematografico, intellettuale di spicco, ma anche operaio per 18 anni a Bassano del Grappa dove fabbricava caldaie, e interprete per varie stagioni di Un posto al sole («In quel periodo a Bassano mi avevano soprannominato il Robert De Niro della fabbrica», ricorda sorridendo). Sono fra le tappe finora nel percorso di Edmond Budina, classe 1952, che porta in anteprima al Festival del cinema europeo di Lecce «Broken», in arrivo nelle sale italiane a maggio.

Un dramma intenso sul conflitto tra un padre e un figlio, specchio delle tante emergenze e contraddizioni dell’Albania di oggi: «Quando abbiamo fondato il Partito democratico, avevamo sogni bellissimi, come creare un Paese equo e giusto. Dopo 27 anni, è un colpo al cuore vedere quanto sfruttamento umano ci sia - spiega il regista che era già stato a Lecce con uno dei suoi film più conosciuti, Lettere al vento -. L’Albania di oggi è divisa tra riscatto e solidarietà da una parte, fame e disperazione dell’altra. Certo sta cambiando, è un posto più bello dove vivere, è in transizione: vengono molti pensionati e studenti dall’estero perché la vita costa di meno, c'è una comunità vivace, ma i lavoratori non hanno i sindacati, una cosa di cui ci si vanta per attirare gli investitori stranieri, e la corruzione, in tutti i campi, è enorme. Molte ricchezze degli oligarchi sono state costruite sui traffici di droga e la prostituzione. Eppure c'è anche chi dice che la mafia albanese in fondo è positiva, perché investe in casa».
Tutte realtà che affronta il protagonista Jani (Budina), che dopo essere stato in prigione in Italia decide di tornare nel Paese d’origine, l’Albania. Qui scopre che della sua vita è rimasto poco: la moglie è morta e il figlio, Dani, è diventato un importante politico rampante e corrotto. Sono solo alcune delle verità che l’uomo non si rassegna ad accettare.

Con il film, coprodotto da Albania, Macedonia e Italia «abbiamo voluto alzare il velo su queste ingiustizie, affrontando temi di cui non si parla, come i rifiuti tossici e la distruzione dell’ambiente. Racconto anche dei tradimenti ai valori umani della nostra società. Prima le famiglie albanesi erano molto unite, ci si prendeva cura dei genitori, ora invece spesso gli anziani vengono messi dai figli negli ospizi e lasciati lì».
Com'è stata la reazione in Albania al film? «Ha riscosso successo di pubblico e di critica, per il resto non so, avevo invitato a vederlo alcuni politici, ma non sono venuti» dice sornione. Però all’anteprima a Lecce è annunciata la presenza dell’ambasciatrice dell’Albania in Italia, Anila Bitri. «Mi sembra un segnale positivo, di apertura», commenta il cineasta, che ha anche la cittadinanza italiana e vota nel nostro Paese da una ventina d’anni: «Anche qui come in Albania, non c'è più differenza tra destra e sinistra, e questo fa prevalere il caos e il populismo». (di Francesca Pierleoni, ANSA) 

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