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Progetto “ReGeViP”, quei vitigni custodi dell’identità

Barbara Politi

Innovazione e opportunità economico-commerciali per i produttori sono gli obiettivi del progetto durato tre anni, finalizzato al recupero del germoplasma viticolo pugliese

Innovazione e opportunità economico-commerciali per i produttori. Sono gli obiettivi del progetto “ReGeViP”, durato tre anni, finalizzato al recupero del germoplasma viticolo pugliese. L’iniziativa, realizzata nell’ambito del Psr 2014-2022, ha coinvolto  diciotto partners, tra enti di ricerca e territoriali, università, associazioni di categoria e aziende agricole.

Del patrimonio vinicolo regionale andato disperso negli anni, sono stati censiti oltre duecentoventi nomi di vitigni, dal Salento al foggiano, citati nei vecchi testi pre-filosserici. Di questi, un buon numero, è stato messo in sicurezza e avviato allo studio. «Tutto ciò che è stato recuperato, ora è in un database con l’obiettivo di iniziare la sperimentazione in campo: nove ettari sono dedicati alla conservazione della vite nel Centro regionale di conservazione a Locorotondo, che ospita anche una cantina di microvinificazione», ha spiegato il responsabile scientifico del progetto, Pierfederico La Notte. Sulla base di quanto recuperato, il risultato ha portato a oltre seicento accessioni di vitigni autoctoni minori del tutto sconosciuti, insieme a una decina di grandi vitigni regionali base della maggior parte delle denominazioni; sono almeno venti, invece, i vitigni minori già in produzione e, ancora, altri trenta vitigni sono descritti nel nuovo Atlante dei vitigni rari di prossima pubblicazione. Si tratta di varietà in fase di sperimentazione e valutazione che riempiranno i dossier da presentare al ministero per il riconoscimento formale dei vitigni.

Proprio a dicembre 2025 sono state inviate al Ministero sei nuove richieste di iscrizione al Registro Nazionale. «In particolare – ha sottolineato il ricercatore – è stata anche effettuata la registrazione presso l’anagrafe regionale di 35 vitigni a rischio di erosione genetica con un importante potenziale da valorizzare, come già dimostrano i cloni del Minutolo e Maresco, già valorizzati, il Notardomenico, che inizia ad affacciarsi con i primi rosati, Ottavianello e Marchione. Altri hanno ancora un potenziale di valorizzazione minore per i piccoli territori in cui sono coltivati, come la Rossa di Bitonto o il Terrizzuolo che nella zona di Canosa vuole attestarsi come bandiera della città: un bianco in terra di rossi». “ReGeViP”, dunque, si propone di far rientrare i vitigni recuperati in coltivazione, magari attraverso i canali classici dei marchi di qualità IGT e DOC, ma è solo con l’impegno dei produttori e delle istituzioni che si può proseguire il lungo lavoro di ricerca nella valorizzazione commerciale. Obiettivo, recuperare, conservare e valorizzare il patrimonio storico, ambientale e culturale rappresentato dalle antiche varietà di viti da vino e da tavola che sono parte integrante ed identitaria della storia pugliese.

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