L'intervista

«La piazza prima dei follower»: il leggendario gruppo rap La Famiglia in concerto a Conversano

Bianca Chiriatti

Appuntamento stasera alla Casa delle Arti (ore 21): «Siamo nati con il sogno americano, che univa la nostra Napoli a New York: oggi lavoriamo a nuova musica che racconta i tempi bui dei giorni di oggi»

Trentatré anni di palchi, dischi e cultura hip hop: «È passata una vita, un percorso umano in cui abbiamo costruito tante cose e ne abbiamo distrutte altrettante allo stesso tempo». Questa sera, 7 marzo, alle 21 il leggendario gruppo rap La Famiglia arriva a Conversano per un concerto speciale alla Casa delle Arti, tappa del «33 Tour», che celebra oltre tre decenni di carriera di una delle formazioni più influenti della scena hip hop italiana. Il live ripercorre la storia del trio nato a Napoli nel 1993, composto da Alberto Cretara (Extrapolo), Paolo Romano (Sha-One) e Simone Cavagnuolo (DJ Simi). «Queste date stanno andando davvero molto bene - racconta Extrapolo alla Gazzetta - a Napoli è stata proprio una reunion di figli del territorio dopo la diaspora, poi in giro abbiamo incontrato tanti amici, nuove generazioni, è bello raccogliere questo calore. E con Bari c'è un legame forte, ricordiamo sempre il nostro fratello Walino, e poi inutile dire che si mangia divinamente...».

La parola «famiglia» anche nell'hip hop è un concetto fondamentale, che significato ha assunto nel corso degli anni?

«È un legame che senti di avere anche nelle differenze, qualcosa da proteggere, da condividere, ed è proprio la base della cultura hip hop fatta di aggregazione, perché anche quando c'è uno scontro tutto si risolve in una battle, sempre nello spirito di pace e unione. Oggi l'ultima generazione si è un po' persa nell'individualismo, nel contare i numeri e i follower, non c'è più il concetto di piazza, quando invece le cose le scoprivi vivendo la vita della strada. Ci siamo troppo assuefatti alle tecnologie».

Paradossalmente oggi poi fare musica è anche più semplice...

«Certo, basta un telefono! E mentre l'accesso è diventato così popolare, dall'altra parte c'è così tanta offerta che alle volte si perdono di vista cose più raffinate, sofisticate, innovative. Pensiamo all'intelligenza artificiale: che sfizio c'è se una cosa è fatta bene ma non c'è un artista dietro? Io voglio vederti cantare! Oggi ci sono tanti giovani anche bravissimi, ma non sempre hanno lo spazio che meritano. Alla fine ci aspettiamo di trovare chissà cosa nei nostri telefoni, ma in fondo è tutto deciso da un algorimo».

La vostra consacrazione è arrivata con l’album di debutto «41° Parallelo» del '98, pietra miliare del rap italiano. Il titolo richiama la latitudine che accomuna Napoli e New York, com'è cambiato negli anni questo «sogno americano»?

«Ai nostri tempi l'America era molto lontana, non c'era internet, guardavamo a quel mondo come il sogno che ci hanno venduto dal Dopoguerra. Ero attirato dall'hip hop come musica per comunicare anche se non sapevi suonare uno strumento o non eri un ottimo cantante, perciò già negli anni '90 ci siamo affacciati a New York (io e Sha-One lavoravamo già anche nel campo dell'abbigliamento) dove poi io ho vissuto per vent'anni. La guardiamo con gli occhi della maturità, e oggi come Napoli è un porto di mare di cultura, ma non rappresenta la nazione. Ecco cosa le accomuna».

È un periodo fortunato per il rap: secondo lei smuove ancora le coscienze?

«L'intelligenza artificiale può essere un'escamotage per togliere all'artista il "peso" di veicolare determinati messaggi. Noi ci siamo resi conto che il pubblico ha ancora voglia di ascoltare, perciò nonostante il successo dei vecchi album siamo tornati in studio a registrare un nuovo disco in cui racconteremo i tempi bui di questi anni, molto simili a quelli di vent'anni fa. I nostri spettacoli sono edu-tainment, siamo gioiosi ma seri, quando ci chiedono se è adatto per i bambini diciamo sempre di sì, cerchiamo di portare messaggi positivi. A Conversano poi saremo con la nostra band storica al completo, e ci saranno tanti ospiti locali».

Il vostro secondo disco, recentemente ripubblicato, si chiama «Pacco». Cosa conteneva 33 anni fa questo pacco, e cosa contiene oggi?

«Agli inizi c'erano sogni, rabbia, determinazione. Oggi è rimasta quest'ultima, si sono aggiunte esperienze e tanto amore, voglia di dare, condividere. Una crescita in tutti i sensi».

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