Sabato 21 Marzo 2026 | 22:28

«Sembra ch’è passato un giorno»: al Bif&st il cinema italiano in mostra oltre la nostalgia

«Sembra ch’è passato un giorno»: al Bif&st il cinema italiano in mostra oltre la nostalgia

«Sembra ch’è passato un giorno»: al Bif&st il cinema italiano in mostra oltre la nostalgia

 
Rossella Cea

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Rossella Cea

Curata da Silvio Danese, l'esposizione trasforma Palazzo Starita a Bari in un dispositivo aperto dove fotografia e suono dialogano: un viaggio tra divi e autori, da Loren a Mastroianni, che ridefinisce il rapporto tra passato e presente 

Sabato 21 Marzo 2026, 15:50

«Il cinema italiano è morto tante volte,  per poi risorgere sempre», scriveva Monicelli. Ci sembra proprio di scorgerla quella rinascita perpetua, nella coralità di un cinema, quello più nostro, che nello sguardo malinconico, in diagonale sul mondo, di Claudia Cardinale, o in pose scomposte, continua a sorprenderci attraverso immagini che ne mostrano l'autentica bellezza. Ma più che una celebrazione nostalgica, “Sembra ch’è passato un giorno. Voci, storie, immagini dal romanzo del cinema italiano” si configura come un’operazione di vera e propria arguta archeologia dello sguardo, o perlomeno questo ci suggerisce l'approccio curatoriale e artistico, volto ad analizzare e reinterpretare il modo in cui immagini e memorie sonore sono state percepite e interpretate nel corso del tempo. Per dirla con la semiotica di Roland Barthes «non ascoltiamo solo il significato, ma sentiamo il corpo nella voce», la percezione sonora può trasformarsi in percezione fisica, capace di interrogare il senso profondo del cinema italiano del Novecento fino al presente.

Inaugurata alla vigilia della 17esima edizione del Bif&st e ospitata negli spazi di Palazzo Starita, edificio di impianto settecentesco riaperto al pubblico, la mostra si sottrae a ogni linearità cronologica per costruire un percorso stratificato, dove memoria e immaginario si sovrappongono in modo dinamico, restituendo allo spettatore una dimensione critica, oltre che emotiva. Le circa duecento fotografie esposte, insieme a materiali d’archivio e a una selezione di testi, non si limitano a documentare un’epoca, ma diventano frammenti di una costellazione che definisce la nostra storia. I volti di Alberto Sordi, Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale (che viene celebrata attraverso i provini fotografici di Franco Pinna: il documentario Claudia Cardinale – La plus belle italienne de Tunisi esplora gli esordi della sua carriera in Tunisia), emergono così non come icone cristallizzate, ma colti nella spontaneità di una risata imprevista, di un morso di libertà, o nella consapevolezza di una fascino sfrontato e irriverente, rimandando alla costruzione dell’identità culturale italiana nel secondo dopoguerra. «Abbiamo voluto presentare fotografie, per così dire, poco paparazzate, che colgono i divi da noi amati in una dimensione più intima e naturale, proprio a sottolineare che non esiste distacco tra passato e presente», ha dichiarato il direttore artistico del festival Oscar Iarussi. Ed è in questa tensione tra documento e interpretazione che la mostra trova la sua cifra più significativa. La presenza di autori come Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini introduce inoltre una riflessione sulle tensioni estetiche che hanno attraversato il cinema nazionale: dal neorealismo alla sua trasformazione. In questo senso, il percorso espositivo suggerisce un dialogo continuo tra immagini e contesti, tra produzione e ricezione, evitando di irrigidirsi in un impianto puramente didascalico, e aprendosi invece a una lettura stratificata della storia del cinema.

«Ho concepito la mostra come un dispositivo aperto, più che come una narrazione chiusa. Non volevamo costruire un museo della nostalgia, ma piuttosto un luogo in cui le immagini potessero continuare a interrogare il presente», ha spiegato il curatore della mostra Silvio Danese. Fondamentale la componente sonora, che sottrae l’esperienza a una fruizione puramente contemplativa. Musiche e registrazioni accompagnano il percorso senza sovrastarlo, agendo come un controcampo sensoriale capace di ridefinire il rapporto tra spettatore e immagine e trasformare la visita in una passeggiata percettiva. Il suono, in questo contesto, non è semplice accompagnamento, ma parte integrante della costruzione di senso. Visitabile gratuitamente fino al 12 aprile nell’ambito del Bif&st 2026, l'esposizione mette in crisi l’idea stessa di passato, mostrando come il cinema del Novecento continui a operare nel presente, non come eredità inerte, ma come dispositivo virtuoso di interpretazione del reale. In questa prospettiva. «Questa nostra apertura al cinema sottolinea la volontà di superare i confini tradizionali tra le arti, nella speranza di configurarci come laboratorio culturale aperto ad un pubblico sempre più desideroso di partecipazione», ha sottolineato Antonio Castorani, presidente della Fondazione Puglia.

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