salute
Colesterolo killer numero uno: malattie cardiovascolari prima causa di morte
Il suo aumento sgradito esalta il rischio di gravi malattie come infarto ed ictus ed è addebitabile a cause genetiche (familiare) e ambientali
Queste affezioni uccidono, in Europa, ogni anno, 4 milioni di persone e, in Italia, 230.000 di cui 2.000 giovani (under 40 anni) di cui lo 0,7-3 su 100.000 sono giocatori sportivi ("per questi, in particolare, lo screening a partire da circa 14 anni" è accomandato, tra gli altri, dalla dr.ssa Anne Voigtländer, direttrice Agaplesion Bethanien Hospital di Francoforte).
Tra i killer più importanti, l’aumento di colesterolo cattivo nel sangue, una condizione – questa – che risulta nuova essendo essa, fino ad alcuni anni fa, prerogativa della media-alta età tanto che il prof. Yivi Zhang illustrando l’osservazione, per decine di anni, di 36mila giovani, pubblicata sul Journal of theAmerican College of Cardiology, 2019 avverte “pur se siete giovani, non sottovalutate il colesterolo!” Il suo aumento sgradito esalta il rischio di gravi malattie come infarto ed ictus ed è addebitabile a cause genetiche (familiare) e ambientali, come dieta ricca di grassi, cibi-spazzatura, sedentarietà, sovrappeso/obesità, fumo, alcol. L'arresto cardiaco improvviso è spesso il primo segno di una malattia cardiaca sottostante in individui giovani e apparentemente sani con segnali di allarme spesso trascurati in precedenza" (prof. Kauferstein).
Il colesterolo cattivo (LDL) si combatte con misure di vita sana: seguire un'alimentazione equilibrata con meno grassi saturi e più frutta, verdura e pesce ricco di Omega-3; fare attività fisica regolare quotidiana (15-30 minuti al giorno); mantenere un peso corporeo salutare; non fumare; limitare l'assunzione di alcol (massimo un bicchiere ai due pasti principali; episodico e raro l’uso di superalcolici) e gestire lo stress. Indispensabili i controlli regolari. Se ritenuti necessari dal medico curante/specialista, e sotto la loro guida, eventuali farmaci che si rivelano, se appropriati e ben somministrati, sempre più efficaci e maneggevoli come ricordato nel recente congresso europeo di cardiologia di Madrid.
Tra gli altri, ha interessato lo studio V-Difference che coinvolge oltre 60.000 pazienti in più di 50 Paesi nel mondo: già dopo 3 mesi di uso del principio attivo inclisiran (non è nome commerciale), somministrato con iniezione sottocutanea due volte l'anno, in aggiunta alla terapia tradizionale, si riduce in modo significativo il colesterolo LDL e i sintomi muscolari nell’’85% dei pazienti trattati in aggiunta a terapia ipolipemizzante (trattamento per riequilibrare i livelli di grassi (lipidi) nel sangue, in particolare a ridurre il colesterolo LDL ("cattivo") e/o i trigliceridi) ottimizzata individualmente, rispetto al 31% dei pazienti con placebo più terapia tradizionale (rilevante è la riduzione del 43% degli eventi muscolo-correlati che, da soli, sono responsabili dell’ interruzione volontaria della tradizionale terapia in corso).