Aumentano le iniziative finalizzate a formare i/le lavoratori/trici sulle soft skills, ovvero competenze soffici, trasversali, contrapposte alle hard skills, le competenze tecnico professionali.
Ma cosa sono esattamente le soft skills?
Anche dette competenze trasversali perché indipendentemente dal settore lavorativo e dal ruolo, queste conoscenze e capacità vengono considerate una condizione privilegiata di eccellenza e di accesso alla posizione lavorativa.
A cosa servono le competenze umane e trasversali?
Essere consapevoli di sé e dei propri punti di forza e aree di miglioramento, saper scegliere in base ai propri valori riconosciuti e agiti nel quotidiano, comunicare e relazionarsi in modo efficace ed assertivo, saper ascoltare, guidare e ispirare, esprimere bellezza e provare gratitudine, essere consapevoli del proprio rapporto con la dimensione del tempo e dello spazio, gestire le proprie emozioni, saper collaborare, vivere bene da soli e insieme agli altri, sviluppare senso di responsabilità sui compiti, saper essere autonomi e interdipendenti e tanto altro.
Le soft skills sono innate o si possono apprendere?
Le competenze soffici non sono presenti nei programmi ufficiali dei percorsi formativi formali, scolastici e universitari, ma si apprendono spontaneamente dalla vita, spesso senza una reale coscienza. Poi, all’improvviso ci si imbatte nelle soft skills nei format dei curriculum vitae, in cui di solito si inseriscono competenze umane per sentito dire come ad esempio “capacità di lavorare sotto stress” o “capacità di lavorare in team”, generalizzando e senza comprenderne lo scopo.
Ma a cosa servono realmente e che impatto offrono alle persone e alle organizzazioni?
Si sente ancora dire ad alcuni imprenditori “non faccio investimenti che non abbiano ricaduta economica”, da coloro che ritengono la formazione su tematiche trasversali solo momenti di svago durante il lavoro e poco rilevanti ai fini della crescita dell'organizzazione e dell’aumento del fatturato. In realtà, a breve le imprese dovranno redigere bilanci di sostenibilità, saper dare obiettivi ai propri collaboratori e saperli valutare, per poter competere in un mercato sempre più globale e che avanza nella sfida dell’innovazione organizzativa oltre che tecnologica. Le soft skills sono lo strumento principale per apprendere la governance sostenibile, consente la riduzione dei costi relativi agli sprechi di tempo, di errori, di assenteismo e di turn over, nonché dei costi relativi al malessere psico sociale legato allo stress e alla disorganizzazione. La formazione sulle competenze umane e soft consente alle persone di evolversi con l’organizzazione, traghettando il cambiamento a partire dal basso e coinvolgendo il sistema nella cultura innovativa delineata nella strategia aziendale tarata sul piano industriale. L’impatto economico è la traduzione in numeri che l’investimento in formazione e coaching realizza facendo leva sulla crescita delle persone e i risultati vanno ancora oltre e si manifestano in ambiti estremamente sensibili, come la soddisfazione di lavorare in quell’azienda, il benessere e la felicità al lavoro, la responsabilità individuale e collettiva verso gli obiettivi strategici.

















