TECNOLOGIE
Dal verme marino al robot medico: la ricerca di UniSalento apre la strada alla chirurgia del futuro VIDEO
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Con il progetto MAPWORMS, insieme al Sant’Anna di Pisa e all’HCMR greco, nasce un soft robot ispirato a un anellide del Salento: può allungarsi fino a 2,5 volte e operare in sicurezza nel corpo umano
Un piccolo robot ispirato a un verme marino potrebbe aprire nuove prospettive nella medicina del futuro. È il risultato del progetto MAPWORMS, sviluppato dall’Università del Salento insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’HCMR greco, e pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.
Il sistema prende spunto da Phascolosoma stephensoni, un anellide sipunculide raccolto lungo le coste rocciose del Salento e studiato dal team guidato dal professor Luigi Musco, zoologo marino e responsabile del workpackage del progetto.
Attraverso microtomografia computerizzata ad alta risoluzione e tecniche avanzate di analisi del movimento, i ricercatori hanno ricostruito la struttura anatomica e la biomeccanica dell’organismo. I dati sono stati poi utilizzati dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per sviluppare un modello matematico e realizzare un prototipo di soft robot in silicone magnetoreattivo ispirato proprio al verme marino.
Il dispositivo è in grado di allungarsi fino a 2,5 volte la propria lunghezza iniziale, replicando le capacità di estensione dell’organismo naturale. La soft robotics, branca della robotica bioispirata, punta a realizzare strumenti flessibili e sicuri per applicazioni mediche all’interno del corpo umano.
«Il progetto MAPWORMS dimostra quanto la ricerca di base sia fondamentale: osservare e comprendere la natura è il primo passo per generare innovazione», ha dichiarato il professor Musco, sottolineando come lo studio della biodiversità marina possa tradursi in applicazioni tecnologiche avanzate.
«Le capacità di movimento di questi organismi hanno già ispirato dispositivi clinici, ma la nuova tecnologia apre ulteriori opportunità grazie a sistemi di attuazione senza fili basati su interazioni magnetiche», ha aggiunto la professoressa Arianna Menciassi della Scuola Superiore Sant’Anna.
Il progetto si inserisce nel campo della robotica bioispirata applicata alla medicina, con potenziali sviluppi per interventi minimamente invasivi e nuove tecnologie endoscopiche.