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Tour 2019

Emma a Bari canta ai fan come si guarisce dal dolore: «Mi siete mancati»

La cantante salentina ha aperto dal PalaFlorio la seconda parte dell'Essere Qui Tour, ed è tornata sul palco meno arrabbiata e più matura

«Non potevo iniziare in modo migliore, da casa mia», così è cominciato il viaggio della seconda parte dell'Essere Qui Tour della salentina Emma Marrone, che prende il nome dall'ultimo album ed è partito ieri sera dal PalaFlorio di Bari. E la prima impressione dopo aver visto lo spettacolo, premettendo che chi scrive non è propriamente "fan" della cantante, pur condividendo con lei la terra di provenienza, è che a quasi 35 anni la Marrone si sia tolta quel velo di "rabbia" che l'ha sempre contraddistinta, diventando più matura e quasi "materna" con i fan che - a suo dire - le erano mancati. Due ore di spettacolo in cui canta l'amore, certo, ma soprattutto la fine del dolore. Ha fatto pace con se stessa e si vede.

Forse bisogna raggiungere una maturità anagrafica per sentirsi più belle, più sicure di sé, più "donne", ma il valore aggiunto di Emma è quello di aver raggiunto una maturità artistica, che la posiziona ben salda nei cuori di quella fetta di pubblico che sa di avere al suo fianco sempre e comunque (ieri sera un signore si è sbracciato due o tre volte dagli spalti per gridarle «Aradeo è qui!», dal paese di nascita della Marrone). Palco semplice quello dell'Exit club, lo spazio a due piani dove si muove tra i musicisti (su tutti il fido chitarrista Roberto Angelini, quello del "Gattomatto", che le ha fatto vincere Amici nel 2010 scrivendole Calore), e si cambia d'abito davanti al pubblico salendo sul soppalco, coperta da un pannello che scatena l'immaginazione anche di quegli uomini costretti ad accompagnare fidanzate e mogli fan della cantante. Poi scende scivolando da un palo, stile Ghostbusters, e si lascia trascinare dai suoi successi che canta insieme agli unici coristi che si è concessa per questo tour: i fan. Dalle energiche Effetto Domino a L'amore non mi basta, da Non è l'inferno, con cui ha vinto Sanremo nel 2012, ad Amami e Cercavo Amore, fino a momenti più romantici, come su Sarò Libera, che non ama cantare «ma piace a voi fan, che siete degli "scassapalle"», Occhi Profondi, Quando le canzoni finiranno, Mi parli piano.  

Non si dilunga in troppe chiacchiere con il pubblico (ha 24 brani in scaletta), preferisce cantare con chi si è fatto ore di fila per ascoltarla (c'è chi è venuto da Palermo) e spiegare che anche se non è "figo" né "indie", le sue canzoni parlano di semplice amore, quell'«arma infallibile» che canta in Mondiale, uno dei momenti più emozionanti di tutto il concerto, e in cui quel ritornello disperato "Dalla tua bocca vorrei un po' di comprensione" ha fatto scendere una lacrima anche a chi scrive. Perché il potere di Emma sta tutto lì, nell'immedesimazione, senza troppe pretese. Nel cantare con la sua voce potente quello che tutti noi, chi in maniera più accentuata, chi più inconscia, proviamo: l'amore, il dolore, la delusione, la passione. Semplice Empatia, in cui quell'"Em-" iniziale, ieri sera stava senza dubbio per "Emma". Che saluta i fratelli Negramaro, dando il bentornato a Lele Spedicato. Che invoca: «Aprite i porti». Che ha fatto pace per bene con se stessa e con il suo dolore, perché come lei stessa canta «forse dal dolore/si potrà pure guarire/ma anche scrivere canzoni» (se vuole insegnare a tutti come si fa a guarire, non ci tiriamo indietro). E a cui, oggi, perdoniamo anche la scelta di non mettere maxischermi sul palco (poveri i fan del terzo anello) e quei 2-3 problemi tecnici con i fischi del microfono, che comunque non dipendono da lei e siamo sicuri non ci saranno nelle altre tappe. Un concerto che fa riflettere e segna una svolta importante nel percorso della cantante, che sembra quasi attirare l'attenzione per dire: «Ehi, che io sto qua, e ho ancora tanto da dire». E noi siamo qui per ascoltarla. Senza pregiudizi.

(foto Rocco Pietrocola - LSD Magazine)

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