L'intervista

A Sanremo Roy Paci promuove Samurai Jay: «Genuino, ci tiene all'uso degli strumenti e della voce». E su Belen: «Mia moglie è più bella...»

Bianca Chiriatti

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Il musicista siciliano da anni legato al Salento accompagna il giovane in gara nella serata dei duetti: «Il ritmo e il ballo sono un modo per esorcizzare il dolore. La gente ha bisogno di liberare le tossine della testa e del corpo»

Questa sera sarà sul palco di Sanremo con Samurai Jay (e Belen Rodriguez) in un omaggio a Zucchero con «Baila (Morena)»: la Gazzetta ha incontrato Roy Paci, da sempre legato al Salento, che nelle scorse settimane affiancato dalla sua storica band Aretuska ha pubblicato il singolo Ritmo S’alza. Un brano travolgente, senza confini, che mette i fiati in primo piano e accende un ritmo contagioso, trasformando l’ascolto in una festa istantanea. Il brano nasce dopo una festa multietnica nella zona di Tulum e viene scritto da Roy insieme alla moglie Roxy, dj e producer. Da un’esperienza reale di condivisione prende forma una canzone che invita a ballare senza barriere.

Ventotto anni di frequentazione del Festival: Roy Paci è ormai una presenza familiare a Sanremo. Ospite nella serata dei duetti, racconta con entusiasmo l’incontro con il giovane artista che lo ha voluto al suo fianco: «Samurai Jay è un ragazzo veramente carino, genuino. Si applica moltissimo nella musica, non da ora ma da sempre. Lui e la sua band sono musicisti veri, figli della grande scuola napoletana, quella dei maestri della Compagnia di Canto Popolare e del grande Pino Daniele. Sono l’ultima generazione che ha ancora a cuore l’utilizzo consapevole degli strumenti e della voce. Quando mi ha chiesto di essere con lui ho detto subito sì. Vengo a darti manforte, perché mi piace lavorare con musicisti così».

Sul ritorno a Sanremo, l’artista scherza ma non troppo: «Mi manca solo presentare il Festival! Ho diretto, arrangiato, gareggiato, fatto duetti… questo palco è sempre un’emozione. Rivedi amici e colleghi con cui nel tempo si sono creati rapporti veri, come Serena Brancale o Levante. Ma la tremarella no: io non vedo l’ora di salire su quel palco per infiammare la tromba. È quello che devo fare nella vita». Si torna poi a parlare di “Ritmo S’alza” e del bisogno di riscoprire la dimensione ritmica nella musica italiana. «Abbiamo perso un po’ di vista la parte coreutica. Anche i brani più malinconici, nella nostra tradizione, avevano un ritmo. Penso alla Sicilia, penso al Sud del mondo. In Brasile, dove ho vissuto, o a New Orleans, perfino i funerali sono accompagnati dal ballo. È un modo per esorcizzare il dolore. La gente ha bisogno di liberare le tossine della testa e del corpo: è una sinergia».

Roy cita idealmente anche Andrea Camilleri e quella «linea della palma» che unisce simbolicamente i Sud del mondo: un filo culturale e musicale che attraversa continenti e tradizioni. «Più vai indietro nel tempo, più scopri figurazioni ritmiche ancestrali che oggi potrebbero tornare di moda. Sono cose dimenticate, ma potentissime». Il legame con il Salento è altrettanto forte. Tornato dal Sud America nei primi anni Novanta, proprio lì iniziò una nuova fase del suo percorso artistico, tra tour e collaborazioni con la scena alternativa italiana. «È stato un crocevia di musicisti incredibile. E poi ho anche la fortuna di avere accanto una donna straordinaria, mia moglie, che è salentina». Infine, una battuta leggera sulla presenza di Belén Rodríguez sul palco: «Mia moglie è più bella di Belen, però le voglio bene, attenzione!».

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