il caso
Contrabbando durante la missione della Marina, tutto da rifare: il processo si sposta da Brindisi a La Spezia
Tra gli otto imputati ci sono anche due ufficiali tarantini
Tutto da rifare e atti rimandati alla Procura di La Spezia per competenza territoriale. È quanto deciso dal Tribunale di Brindisi per gli otto imputati – e tra questi anche due ufficiali tarantini della Marina militare – finiti nella bufera sul contrabbando internazionale di merci e tabacco nella missione della Marina militare «Mare Sicuro» a bordo di Nave Capri, impegnata in acque libiche fino al 2018. Il collegio, presieduto dal giudice Ambrogio Colombo ha infatti accolto le eccezioni del collegio difensivo (composto tra gli altri dagli avvocati Egidio Albanese, Fabrizio Lamanna e Filiberto Palumbo) che era stata inizialmente respinta dal gup di Brindisi che aveva infine rinviato a giudizio gli imputati.
Adesso, in base a quanto stabilito dai giudici, gli atti del procedimento verranno depositati alla Procura competente che deciderà come procedere nei confronti degli imputati coinvolti. Nel giugno 2024 erano scattate 5 misure cautelari durante il blitz delle fiamme gialle di Brindisi come epilogo dell’inchiesta coordinata dai pm Alfredo Manca e Giuseppe De Nozza nata in realtà da un’altra indagine per fatti praticamente identici che alcuni anni fa portò all’arresto di diversi militari e tra questi Marco Corbisiero. Il militare tarantino, difeso dall’avvocato Lamanna, per quelle accuse era stato condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi di carcere.
Circa 300 chilogrammi di sigarette nascoste nelle cale dell’unità navale e sbarcate nei porti italiani per essere vendute ad amici e colleghi. Per gli investigatori al vertice del sistema c’erano l’ufficiale in seconda Nicola Petrelli e il capitano di corvetta Corbisiero, che avrebbero acquistato quintali di “bionde” di provenienza estera trasferendo ingenti quantitativi durante gli attracchi nelle basi militari libiche e nei porti di Brindisi, Augusta e La Spezia e facendone pagare i costi alla forza armata attraverso un sistema di false fatturazioni ad alcune società cartiere riconducibili all’ufficiale libico Mohamed Ben Abulad Hamzad.
In particolare Petrelli in qualità di capo gestione patrimoniale avrebbe piazzato i suo uomini nei ruoli strategici per gestire tutte le varie fasi del business affidando la forniture di beni e servizi per la nave Capri anche con false indagini di mercato e informazioni artefatte per favorire alcune società facenti capo all’ufficiale Hamzad. A queste imprese venivano pagate bolle false o gonfiate per consentire l’acquisto di sigarette. A procacciare i clienti del traffico illecito ci sarebbe statos Carmelo Di Pernia sottocapo in servizio sulla nave militare, mentre Francesco Castano ufficiale capo delle operazioni di nave Capri si sarebbe incaricato di trasferire sul suolo italiano la merce di contrabbando. A Roberto Fusco viene invece contestato di aver spostato un collo di tabacco tra il porto di Brindisi e quello di La Spezia per recapitarlo infine a Petrelli che a sua volta avrebbe, come ipotizzato dalla Procura, affidato alla propria sorella Paola e al marito della donna, Francesco Gentile, di nascondere parte della merce illegale.