i nodi dell'acciaio

Vendita dell'ex Ilva, il ministro Urso accelera: telefonata con Bitetti e Decaro

Nessuna dichiarazione da parte dei due, i quali avrebbero ascoltato Urso, prendendo atto di quello che sta avvenendo, senza fare proposte. Aigi: «Basta annunci, ora serve una legge speciale per Taranto»

Vendita del complesso aziendale ex Ilva, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso cerca di stringere i tempi per rispettare l’annuncio di chiudere la partita entro aprile e dare così respiro ad una realtà industriale stremata dagli 11 anni di amministrazione straordinaria. Le aziende dell’indotto vantano crediti milionari e di fatto finanziano l’attività del siderurgico, una situazione che non può però essere procastinata.

Ieri il ministro Urso ha fatto il punto della situazione, in videocall, con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, con il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e con i sindaci di Taranto, Piero Bitetti, di Genova, Silvia Salis e di Statte, Fabio Spada, informandoli delle trattative in corso.

«In questo momento i commissari, come prevede la gara internazionale che è in atto - ha spiegato Urso - si stanno confrontando sia con i rappresentanti del fondo Flacks, sia con quelli del gruppo indiano Jindal affinché sia scelto colui che ha fatto l’offerta più significativa, sia sul piano della solidità industriale e finanziaria, sia su quello che deve garantire a Taranto e all’Italia il processo di piena decarbonizzazione. Sia Flacks che Jindal - ha aggiunto - prevedono un’ulteriore diversificazione produttiva degli impianti dell’Ilva, affiancando a questo anche la produzione di acciai speciali per l’industria cantieristica, per lo spazio, per la difesa, per l’automotive. Così da fare uno stabilimento, capace di produrre acciaio a 360 gradi per tutte le necessità del nostro Paese».

Nessuna dichiarazione da parte di Decaro e Bitetti, i quali - stando a quanto si apprende - avrebbero ascoltato Urso, prendendo atto di quello che sta avvenendo, senza fare proposte. La proposta Jindal prevede una mini-Ilva (un solo forno elettrico da due milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, 4000-4500 occupati, bramme e preridotto in arrivo dall’Oman (una previsione che però ora appare irrealistica per la guerra e i costi dell’energia).

«La situazione di Ilva ha superato la soglia di guardia ormai da molto tempo. Il mio appello a Meloni è che se ne prenda carico direttamente, levi Urso e decida una volta per tutte se noi produciamo in questo Paese acciaio primario o non produciamo acciaio primario. E se si deve produrre acciaio primario ormai l’unica soluzione è la nazionalizzazione» ha detto il leader di Azione Carlo Calenda durante una conferenza stampa organizzata da Aepi sulla situazione dell’ex Ilva. «Urso - ha detto in un altro passaggio - è quello secondo il quale noi in questo momento dovremmo produrre un milione di veicoli l’anno e ne produciamo 300mila. Urso è la cosa più pericolosa per la manifattura e la competitività italiana che ci sia. Supera in danno il costo dell’energia. È fondamentale levare Urso da quel posto e prendere in carico il dossier di Ilva direttamente a Palazzo Chigi». L’ex Ilva «è un patrimonio di tutto il Paese» e ora «è il momento delle decisioni: non si può più aspettare che arrivi il messia, è un tema di responsabilità istituzionale, non più rinviabile. Facciamo un appello a Meloni - ha detto Mino Dinoi presidente della confederazione Aepi alla conferenza stampa con Nicola Convertino presidente di Aigi e Calenda - bisogna agire adesso, questo non può essere un tema da campagna elettorale tra un anno, abbiamo bisogno non di tavoli ma di decisioni». Tra le proposte di Aepi per mettere mano alla situazione una legge speciale per Taranto con una norma straordinaria che renda il piano industriale inattaccabile e garantisca certezza giuridica a investitori e banche. Si propone, inoltre una società mista pubblico-privata a guida statale con la partecipazione di operatori industriali e il coinvolgimento, anche simbolico, del territorio.

Ieri il viceministro all’Ambiente Vannia Gava ha annunciato il via libera Ue a sostegno dell’idrogeno, una opportunità anche per la Puglia. «Il via libera della Commissione europea al decreto italiano sull’idrogeno rappresenta un passo decisivo per rendere operativi gli investimenti già avviati con PNRR e IPCEI. La misura, che mobilita fino a 400 milioni di euro l’anno per 15 anni, consente di dare certezza agli operatori e di rafforzare una filiera strategica. La Puglia - spiega Gava - sarà tra i territori protagonisti, grazie anche ai grandi progetti IPCEI già avviati nell’hydrogen valley, con importanti ricadute in termini di investimenti, innovazione e occupazione. Con i primi bandi attesi a luglio, acceleriamo concretamente lo sviluppo dell’idrogeno in Italia”.

Il ministero del Lavoro, infine, ha convocato Acciaierie d’Italia e i sindacati metalmeccanici per il 16 aprile sul ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Lo fanno sapere i sindacati. L’incontro è alle 9.30 in via Flavia.

[mm.]

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