Taranto, sui porti l’ombra di costi e ritardi. Occhio ai dati di marzo: «Ma al momento volumi intatti»

leonardo petrocelli

Per il traffico delle navi nel mirino le rinfuse liquide. Importante tutelare i grandi investimenti a rischio rincari

Se è vero che il conflitto nel Golfo Persico sta facendo «tremare» il Mediterraneo per tante ragioni, è altrettanto vero che il sistema portuale sembra reggere bene il colpo. Almeno per ora. Effetti nell’immediato non se ne vedono anche se i problemi potrebbero verificarsi più avanti in caso di protrarsi nel conflitto.

Il porto di Taranto, in particolare, è salito agli onori della cronache belliche per la partenza, da lì, della fregata missilistica «Martinengo» diretta a Cipro. Ma per quanto riguarda il traffico civile? A rispondere è Laura Cimaglia, dirigente Affari Generali e Internazionali del Porto: «Non c’è un grande impatto sui volumi dei traffici, il problema che potrebbe esplodere, a Taranto come altrove, è quello dei ritardi e dei costi per la necessità di seguire rotte alternative». Il porto jonico, in particolare, ha segnato a febbraio 2026 una contrazione delle «rinfuse solide» a causa della particolare situazione che sta attraversando il polo siderurgico tarantino. Diversamente, sono le «rinfuse liquide» - cioè greggio, gpl, prodotti raffinati - ad aver segnato un balzo del 32% grazie alla ripresa dell’attività delle raffinerie e della doppia linea di Tempa rossa. «Bisognerà monitorare quello che accadrà nel mese di marzo. Il conflitto è iniziato il 28 febbraio, i dati del mese scorso non possono essere rivelatori. Di certo - riprende Cimaglia - Taranto ha una posizione privilegiata ma, in realtà, l’instabilità delle rotte potrebbe influire su tutti i porti europei». Il problema, nello specifico, potrebbe consistere nella necessità di bypassare Hormuz utilizzando il Capo di Buona Speranza con ritardi stimabili in 10-15 giorni e un aumento dei costi. Da cui navi bloccate o notevoli problemi di logistica.

L’altro capitolo è invece quello legato alle grandi opere: l’aumento dei prezzi delle materie prime e quello dei trasporti sta rendendo difficile il completamento di grandi e piccoli lavori. Dalla ristrutturazione di casa fino ai grandI cantieri del Pnrr, in questo momento impossibilitati a rispettare i tempi stringenti imposti dalla Ue (e sono già piovute richieste di proroga). A Taranto, in particolare, sono in arrivo 28 milioni di euro destinati alla creazione di un terminal logistico strategico per l'eolico offshore, imperniato sul Molo Polisettoriale, con particolare focus sulle tecnologie floating (galleggianti). I soldi non sono ancora arrivati e il dialogo con il ministero è aperto, nella speranza che la crisi non imponga sovrapprezzi e ritardi.    Anche perché l’obiettivo, ribadito dal nuovo Pot 2026-2028, cioè il documento strategico dell’amministrazione portuale, punta proprio alla creazione di un polo energetico non solo eolico ma capace di puntare sul fotovoltaico, a terra e flottante, e su strumenti che utilizzano il moto ondoso per produrre energia. «Proprio la guerra - conclude Cimaglia - ci insegna la pericolosità della dipendenza dall’energia fossile. Per questo la transizione green, così come quella digitale, è al centro della nuova road map».

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