la sentenza

Aggressione al 118, scatta la condanna dopo il brutale pestaggio di un autista a Castellaneta

alessandra cannetiello

Un 33enne sconterà una pena a 2 anni e 8 mesi: arrestato a giugno. Il verdetto finale è stato più alto della richiesta avanzata dalla Procura

È stato condannato il 33enne di Palagiano che era stato arrestato lo scorso giugno dopo un brutale pestaggio ai danni dell’autista di un’unità del 118 intervenuta nell’abitazione dell’uomo a Castellaneta. A emettere sentenza il giudice Luana Loscanna che ha inflitto una pena a 2 anni e 8 mesi di reclusione, più alta della condanna a 1 anno e 6 mesi formulata dalla pubblica accusa.

Nei confronti dell’imputato difeso dall’avvocato Enrico Leggieri il pubblico ministero Remo Epifani aveva chiesto e ottenuto alcuni mesi fa il decreto di giudizio immediato per i reati di lesioni personali, tentata rapina aggravata e danneggiamento della cosa pubblica.

Portato in carcere subito dopo l’aggressione nel corso dell’interrogatorio di convalida con il giudice Giovanni Caroli, aveva affermato di non ricordare molto di quel giorno, a causa del fatto che fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e alcol.

L’aggressione si era verificata nel tardo pomeriggio di domenica 29 giugno: a chiamare il 118 era stata proprio la madre dell’imputato. Giunta nella loro abitazione una prima unità proveniente da Mottola, l’uomo aveva inveito contro i due operatori. Il 33enne aveva poi preteso di essere trasportato al pronto soccorso rifiutando di essere medicato nella propria abitazione. Per questo nonostante l’intervento di una seconda ambulanza arrivata da Castellaneta, il tarantino era corso sull’ambulanza, sedendosi al lato guida e tentando di impadronirsi delle chiavi «Ti uccido, tu non sai chi sono io, voi mi dovete portare in ospedale». Quando però l’autista aveva tolto le chiavi dal quadro del mezzo, dopo averlo raggiunto si sarebbe scatenata la violenza. Prima una testata al volto e poi diversi pugni al torace: colpi sferrati con ferocia che hanno costretto alla fuga la vittima. La furia dell’uomo si era inoltre estesa anche alle attrezzature mediche presenti nell’ambulanza, tutte andate distrutte, dove aveva trovato rifugio la soccorritrice, poi rimasta fortunatamente illesa.

A denunciare il grave episodio era stata la Asl Taranto che informata dell’accaduto aveva indetto immediatamente l’Unità di Crisi aziendale per trovare una soluzione concreta all’emergenza sicurezza per il personale sanitario impegnato nell’attività di soccorso e assistenza. Un allarme sociale che solo nel mese di marzo ha registrato ancora due casi emblematici: nel fine settimana appena trascorso un’infermiera in servizio all’ospedale San Paolo di Bari è stata infatti colpita con un pugno al torace da un paziente che era stato trasportato in ambulanza. Solo pochi giorni prima, due medici impiegati al Policlinico di Bari sono stati oggetto di violenza da parte del figlio di una loro paziente che contestava le dimissioni della madre pretendendo una tac.

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