curiosità

Crispiano, nella masseria Russoli la «culle» per accudire gli asini di Martina Franca

Francesco Occhibianco

E' lì «buen retiro» del gigante delle Murge: nella struttura di proprietà della Regione Puglia, 80 asini di Martina Franca passeggiano a passo lento

A “Russoli”, in agro di Crispiano, nella struttura di proprietà della Regione Puglia, sono ottanta gli asini di Martina Franca che passeggiano a passo lento tra gli arbusti di corbezzolo (da cui deriva il toponimo dialettale della masseria), gli ulivi secolari e gli alberi di carrubo. Il raglio stentoreo e l’aspetto rustico non devono trarre in inganno: infatti, nonostante il collo poderoso, gli arti robusti e il mantello morello simile a quello di un grande peluche, questi animali empatici avanzano festosi, con le loro simpatiche orecchie oblunghe, incontro ai visitatori.

«La Regione Puglia vuole continuare a tutelare questa specie autoctona», afferma l’agronomo Raffaele Fanelli, 57 anni, originario di Ginosa, che dal maggio del 2024 ha preso in mano le “redini” del “Centro per la conservazione del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca”, i cui battenti aprirono nel 1981. Si tratta di un’area demaniale importante dal punto di vista naturalistico, che si estende, tra il bosco cespugliato e la macchia mediterranea, per 192 ettari. In questo “buen retiro” si pratica l’allevamento estensivo allo stato brado del “gigante” delle Murge che ha un’altezza minima al garrese di 135 centimetri per i maschi e di 127 centimetri per le femmine. Gli stalloni superano anche il metro e mezzo. Il “trekking someggiato” e l’onoterapia aprono prospettive nuove sul futuro di una razza “di nicchia”. L’anno scorso Lino, classe 2015, ha fatto la sua parte, montando quattordici fattrici: i primi parti avverranno nelle prossime settimane. I ricercatori della facoltà di Agraria dell’Università di Bari stanno riducendo al minimo il tasso di “inbreeding”, cioè di endogamia e consanguineità all’interno del ceppo. Per questo motivo Quasimodo, lo stallone del 2019, è stato messo al riposo: è ormai il papà di troppi asini. La guida turistica Anna De Marco, da oltre trent’anni la “voce” più qualificata delle “Cento Masserie”, rimarca l’importanza turistica della struttura, una tappa obbligata per i turisti italiani e stranieri. Per la resistenza alla fatica e la frugalità i “ciucci” erano particolarmente apprezzati nelle Murge. Nel 1904 il professor Francesco Tucci avviò le “stazioni di monta” per la produzione mulattiera; gli “eroici” e intrepidi muli furono quindi assoldati nella “Grande Guerra” ed esportati oltre oceano. Da quando gestisce il “Centro” Fanelli ha ottimizzato le risorse, apportando vistosi miglioramenti. «La cosa che più conta», spiega, «è il benessere degli animali. Nel 2025 non ci sono stati decessi: l’ultima nata è “Venere”; l’asina più anziana (“Sinistra”) ha 24 anni. Ogni giorno i tre operai dell’Arif portano agli animali un fieno di primissima qualità. Al tramonto gli asini rientrano nelle stalle, al riparo dall’eventuale attacco dei lupi».

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