Lo rende noto Acciaierie d’Italia

Taranto, riavviato l'altoforno 2 dello stabilimento ex Ilva

L’impianto era fermo dal 20 gennaio 2024. Per mesi lo stabilimento ha marciato con il solo altoforno 4

Dopo due anni di stop forzato, l'altoforno 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto torna operativo, segnando un primo passo verso il recupero della piena capacità produttiva del sito. Lo ha annunciato Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, precisando che il riavvio dell’impianto, «assicura il recupero di un asset produttivo strategico» e rientra «nelle azioni e nell’impegno dell’attività commissariale volti a garantire la continuità operativa e la salvaguardia del perimetro industriale e occupazionale nella fase in corso».

L’impianto era fermo dal 20 gennaio 2024 e per mesi lo stabilimento ha operato solo con l’altoforno 4. Dal 7 maggio 2025 l’altoforno 1 è sotto sequestro senza facoltà d’uso, a seguito di un incendio provocato dallo scoppio di una tubiera, provvedimento confermato poi dal Tribunale di Taranto. La gestione commissariale di recente ha fatto il punto sugli investimenti spiegando che, a partire da febbraio 2024, «sono stati destinati oltre 997 milioni di euro ad attività di manutenzione».

Il cronoprogramma prevede ora la manutenzione programmata dell’altoforno 4, dal 28 febbraio per circa 60 giorni, con sostituzione delle piastre. Entro quel termine «saranno riavviate anche le Cokerie (Bat), con la rimessa in esercizio delle batterie 7, 8 e 12». L’obiettivo dichiarato è riportare lo stabilimento «a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate di acciaio annue entro la fine di aprile 2026».

Sul fronte della vendita, prosegue il confronto con il fondo americano Flacks Group, la cui offerta è stata ritenuta la migliore. Sono in corso interlocuzioni per possibili partnership ed entro fine mese si punta a risolvere le questioni aperte per convocare il primo incontro con i sindacati. Il closing, però, non è atteso prima di aprile. Il dibattito si è acceso sull'ipotesi di una trattativa separata per i siti del Nord - Cornigliano e Novi Ligure - rispetto a quella per Taranto. Confindustria Genova e Confindustria

Alessandria si sono dette favorevoli a questa soluzione, scatenando le reazioni contrarie di Fim, Fiom e Uilm nazionali, di Usb e, ora, anche di Confindustria Taranto, che ha manifestato esplicitamente le proprie perplessità sull'idea di uno spacchettamento del gruppo.

Intanto dal 1 marzo dovrebbe scattare la nuova proroga della Cigs per 4.450 lavoratori, per 12 mesi. L’esame congiunto è fissato per giovedì 26 febbraio alle 14.30. I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la necessità di un confronto plenario a palazzo Chigi, avvertendo che, se non ci sarà entro la fine di febbraio, sono pronti ad autoconvocarsi. Le sigle metalmeccaniche chiedono «chiarezza» e un intervento «centrale" dello Stato, almeno nella prima fase del nuovo corso.

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