Taranto, segregata in un casolare perché rifiutava di prostituirsi: 19enne gambiano a processo
Giudizio immediato per l'arrestato dai poliziotti della Volante la mattina di Capodanno. Il processo comincerà ad aprile: risponderà, tra le altre, di sequestro di persona e tentata violenza sessuale
È accusato di aver segregato una 39enne, lasciandola senza acqua, in un casolare abbandonato e averla legata a una sedia perché rifiutava di prostituirsi e ora dovrà affrontare un processo. Si tratta del 19enne gambiano – assistito dall’avvocato Domenico Cantore –arrestato dai poliziotti della Volante la mattina di Capodanno. A firmare il decreto di giudizio immediato, che consente di saltare la fase dell’udienza preliminare, è stato il giudice Francesco Maccagnano su richiesta del pm Francesca Colaci. Irregolare sul territorio italiano e destinatario di un decreto di espulsione a novembre 2025 che ha ignorato, l’imputato per il gip Maccagnano - che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare - possiede «una personalità estremamente aggressiva, connotata da manifesti tratti di sadismo» e di «prevaricazione di soggetti fragili, che versano in condizioni di marginalità».
Ad aprile comincerà il processo e il 19enne deve rispondere, oltre che di sequestro di persona, anche di tentata violenza sessuale, stalking aggravato da minacce e armi e lesioni personali gravi.
Ai poliziotti la 39enne ha raccontato di essere stata rapita il 29 dicembre mentre faceva la spesa al rione Tamburi e che l’imputato l’aveva minacciata e costretta a seguirlo colpendola al volto e facendole perdere conoscenza. Si era poi risvegliata nel casolare dell’ex Enaip al rione Salinella bendata e legata alla sedia: in quelle 48 ore sarebbe stata picchiata più volte con una cintura e tenuta a digiuno, il 19enne l’avrebbe inoltre ferita con un coltello rovente sulle dita somministrandole sistematicamente pillole per stordirla. La donna non ha escluso che durante quegli stati di incoscienza possa aver abusato di lei, affermando anche di aver sentito altre voci, come quelle di due italiani o di alcuni stranieri.
Abusi che l’imputato avrebbe tentato di mettere in atto anche mentre la vittima era cosciente. Un incubo dal quale la vittima è riuscita a sottrarsi quando il suo aguzzino si è allontanato e lì, dopo aver urlato chiedendo aiuto si è infine liberata ed è fuggita. È stato poi un vigilante della «Vis» accorgendosi di lei a chiamare subito i poliziotti. Gli agenti l’hanno dunque ritrovata «stremata dal freddo e in evidente stato di agitazione» una condizione compatibilità con uno stato di prigionia durata più giorni. Per il gip Maccagnano la vicenda «è maturata, con tutta evidenza, in un contesto sociale notevolmente degradato, e la donna pare versare in un gravissimo stato di marginalità» ed è per questo che nonostante le violenze si susseguissero da marzo dello scorso anno, la vittima si sia infine determinata a denunciare il 19enne solo in occasione dei gravi fatti di Capodanno.