Il siderurgico
Ex Ilva Taranto senza manutenzione e in reparto scoppia l’incendio
Tragedia sfiorata nello stabilimento di Acciaierie d’ItaliaSono iniziati i sopralluoghi e le verifiche ispettive dello Spesal
TARANTO - Impianti senza manutenzione, crescono i rischi per la fabbrica dell’acciaio di Taranto. Tragedia sfiorata l’altra notte nello stabilimento di Acciaierie d’Italia. Nel turno di notte di domenica 4 febbraio, un incendio si è propagato nel reparto cokerie sulla caricatrice 6, una macchina che opera sulla batteria 7-10 per caricare - appunto - il minerale. L’incendio è stato estinto dagli operatori stessi di turno in quel momento sull’impianto utilizzando gli appositi estintori di emergenza. Le cause sono da accertare, ma la totale assenza di manutenzione della macchina e del piano di carica stesso hanno sicuramente contribuito a causare l’incidente che poteva avere conseguenze ben peggiori e mettere a repentaglio la vita stessa degli operatori. L’incidente è avvenuto mentre nello stabilimento da alcuni giorni sono iniziati sopralluoghi e verifiche ispettive dello Spesal, il servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl, proprio dopo le segnalazioni dei sindacati sulle mancate manutenzioni agli impianti e la sospensione delle attività da parte delle aziende dell’indotto.
Le verifiche dello Spesal si affiancano all’ispezione compiuta venerdì scorso dai commissari di Ilva in As sollecitata dal ministro delle imprese e made in Italy, Adolfo Urso, e interrotta lo stesso giorno su decisione della stessa delegazione commissariale dopo che l’azienda aveva dichiarato la propria indisponibilità a fornire risposte ad alcuni quesiti. Acciaierie ha poi sostenuto in una nota che «il team ispettivo ha deciso unilateralmente di interrompere l’attività», che non era possibile indicare «i dati di produzione» che «debbono essere verificati nell’ambito di un bilancio globale di stabilimento» e che «la gestione dei livelli di produzione è comunque di competenza del consiglio di amministrazione». Le organizzazioni sindacali da tempo evidenziano la carenza di attività manutentive, anche per la collocazione in cassa integrazione del personale, rischi per la sicurezza e la progressiva fermata degli impianti. Intanto ieri i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Roberto Benaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella, hanno inviato una richiesta di incontro ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria riguardo la vertenza dell’ex Ilva. Le tre sigle sindacali in una nota congiunta spiegano che è stato chiesto un incontro «per ricevere un’informativa sulla verifica dello stato degli impianti e continuità produttiva degli stessi, anche a seguito della visita ispettiva effettuata lo scorso 2 febbraio presso lo stabilimento di Taranto».
Sul fronte della vertenza dell’indotto, infine, si registra un nuovo intervento di Aigi, associazione a cui aderisce l'80% delle imprese dell’indotto ex Ilva, che stanno attuando da diversi giorni la sospensione di beni e servizi per il siderurgico in attesa di avere - anche dall’ultimo decreto che riguarda il siderurgico - garanzie sui crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia, che ammonterebbero almeno a 140 milioni di euro. «Nelle prossime ore - spiega il presidente di Aigi, Fabio Greco - dovrebbero registrarsi novità sul futuro prossimo dello stabilimento. Due sembrano, allo stato, le strade percorribili: l’amministrazione straordinaria, la seconda nel giro di un decennio, o un accordo bonario tra le parti, Invitalia e ArcelorMittal».