Ambiente

Ex Ilva di Taranto, addio al carbone grazie all’eolico offshore

Mimmo Mazza

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TARANTO - La produzione di energia elettrica tramite l’eolico offshore galleggiante attiverebbe alcuni settori chiave per l’Italia, in particolare quello dei prodotti metallici, dei materiali da costruzione, della meccanica avanzata, delle naval-meccanica e delle attrezzature elettriche, per un totale di 255,6 miliardi di euro (che farebbero del nostro Paese il secondo in Ue, dietro la Germania) e 1,3 milioni di occupati.

È quanto emerge dalla Floating Offshore Wind Community, un progetto creato da The European House - Ambrosetti in collaborazione con i partner Renantis, BlueFloat Energy, Fincantieri e Acciaierie d’Italia, la società che gestice l’ex Ilva di Taranto. A presentare l’iniziativa ieri mattina in una conferenza stampa nell’ambito del Forum di Cernobbio sono stati Valerio De Molli, managing partner & ceo di The European House - Ambrosetti; Pierroberto Folgiero, ceo di Fincantieri; Lucia Morselli, ceo di Acciaierie d’Italia; Carlos Martin Rivals, ceo di BlueFloat e Toni Volpe, ceo di Renantis, coadiuvati dall’advisor scientifico Tim Pick, già consulente del governo del Regno Unito per lo sviluppo dell’eolico offshore.

Da un confronto con i principali player internazionali, emerge che, con una capacità installata di eolico offshore (a fondo fisso) al 2022 pari a 30 megawatt e un obiettivo al 2030 pari a 2,1 gigawatt (tra impianti a fondo fisso e galleggiante), l'Italia...

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