il commento

Immigrazione e crisi, l’Italia naviga senza bussola in un mare di incertezze

Nicola Apollonio

La verità è che l’Italia di oggi naviga a vista, un po’ avvolta dalle nebbie di situazioni al limite della normale vita democratica e un po’ compressa dagli incerti eventi di natura politica ed economica

«È l'Italia che va - cantava nel 1986 il cantautore Ron -. Con le sue macchinine, vrum vrum. Sotto cieli di cristallo blu blu». E oggi? Sia pure con un pizzico di malinconia, non ci resta che rispolverare quel vecchio ritornello un tantino modificato e cantare in coro «è l’Italia che va, ma dove non si sa», visto che siamo chiamati a fare i conti con le guerre, con le crisi energetiche, con l’immigrazione incontrollata, col caro-benzina, con le schiere di mafiosi che inquinano la società e l’economia, con i ponti che crollano, con i prezzi sulla spesa giornaliera che sprizzano fin sulle stelle…, e con una classe politica che arranca, tra invidie e piccoli scandali, e con la barra che difficilmente si riesce a tenere dritta.

La verità è che l’Italia di oggi naviga a vista, un po’ avvolta dalle nebbie di situazioni al limite della normale vita democratica e un po’ compressa dagli incerti eventi di natura politica ed economica che certamente non ci aiutano a farcela ben comprendere ogni qualvolta ci disponiamo per costruire un futuro migliore. Così, ogni sforzo per tenere in vita la signora Speranza diventa terribilmente inutile, sia per gli attacchi ai tutori dell’ordine, sia per le paventate crisi istituzionali, per la sparizione di personaggi ritenuti in qualche modo scomodi, nonché per le tante ingiustificate detenzioni, da Mani Pulite a Mani Sporche, per un Parlamento a volte virtuoso e a volte arrogante, per i furbetti cittadini, per la mala sanità e la mala giustizia, per gli sprechi e i fallimenti e così via.

È un periodo difficile per l’Italia. Praticamente, il Paese si trova davanti a un bivio. Il fatto è che non si è svegliato un giorno con la voglia di trovarsi a quell’incrocio, stava camminando verso quel bivio da lunghi anni, senza rendersi conto che poi sarebbe stato chiamato a fare i conti con una immigrazione assolutamente fuori controllo. Solo che ora, su questa soglia storica, deve decidere quale potrà essere il destino del suo futuro. Di certo, non potranno essere gli immigrati a incidere su quel destino, bensì la sua politica in fatto di innovazione tecnologica, di un nuovo sistema produttivo agricolo e industriale, di nuovi investimenti. Certamente non ha bisogno di sussidi.

Il malcontento della popolazione, le sue paure e le sue preoccupazioni vengono indirizzati dai mass media verso un «capro espiatorio» che al momento è il migrante. Una frattura che oggi, nell’epoca del fondamentalismo islamico e dell’Isis, sembra ancora più marcata, aggravata da quell’emigrazione di massa che si riversa sulle coste meridionali dell’Europa, generando paure e oggettive difficoltà di gestione. L’Italia, per la sua posizione geografica, è il Paese più esposto alla tempesta epocale che sconvolge il Mediterraneo in seguito al caos generato dalle cosiddette «Primavere arabe», che in Nord Africa e in Medio Oriente hanno prodotto conflitti civili, instabilità politica e «Stati falliti», con tutti i rischi che questo comporta in un’area cruciale dal punto di vista economico, energetico e diplomatico. Di fronte a questo scenario, quindi, è forte la tentazione di alzare barriere nei confronti delle masse di disperati che attraverso la nostra penisola vorrebbero risalire verso l’Europa.

Ma l’Italia come può rimanere competitiva? Innanzitutto - secondo Alberto Bagnai, presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori alla Camera dei deputati - ragionando su quali strumenti adottare e soprattutto quali possono collimare con il nostro interesse primario, cioè la crescita. E questo apre il discorso sulla necessità di una politica di sostegno alle tante sfide che l’Italia si trova a dover sostenere, prima fra tutte la crisi climatica. Naturalmente, resta fondamentale accompagnare le piccole e medie imprese nella trasformazione tecnologica e digitale. La nostra è un’economia che ha dimostrato una tenacia al di sopra delle aspettative nella fase post-pandemica, con un sistema di imprese più forte di quanto fosse prima della crisi del 2008. Ma, non ci si può cullare su questi risultati, perciò vanno definite al più presto strategie efficaci per il futuro.

In conclusione: diventa difficile capire cosa accadrà all’Italia nel quadro internazionale nel medio e ancor meno nel lungo termine. Le sue sorti economiche e sociali – come dice il professor Sapelli - sono legate alle scelte messe in campo oggi. Stiamo vivendo uno di quei momenti della storia che segnano uno spartiacque tra un’era e un’altra, che contraddistingueranno inevitabilmente il volto che il nostro Paese avrà tra venti o trent’anni.

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