il commento

Un piccolo grande gesto per dire che la guerra non ha volto di donna

paolo comentale

Anastasia con il suo gesto coraggioso ha acceso una scintilla nella notte di San Siro, una scintilla destinata a durare. È proprio vero, come scrive Svetlana Aleksievic, la guerra è lontana dalla figura femminile

Queste le parole ricorrenti di Svetlana Aleksievic, scrittrice bielorussa premio Nobel 2015, nei suoi romanzi dedicati alla disgregazione dell’ex impero sovietico. A queste parole ho pensato leggendo l’avventura olimpica di Anastasia Kucherova giovane architetta russa da 14 anni residente a Milano che ha sfilato a San Siro il giorno della inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.

Sembra una storia semplice in realtà non lo è affatto: Anastasia è russa e fa parte delle schiere di volontarie e volontari dei Giochi Invernali e ha deciso di sfilare sotto le insegne dell’Ucraina.

A fronte di questa scelta coraggiosa ha rilasciato una breve dichiarazione alla stampa. «L’ho fatto perché mi vergogno di Putin, non c’è parola che possa riparare il dolore che gli ucraini hanno già subito…».

Parole sagge, che rispecchiano un sentire comune diffuso. In questi tempi drammatici sono tanti i governanti che ci fanno vergognare non solo per le parole usate ma specialmente per i fatti concreti effettuati. Non solo Putin ma anche il Presidente degli USA Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ad esempio.

Anastasia con il suo gesto coraggioso ha acceso una scintilla nella notte di San Siro, una scintilla destinata a durare. È proprio vero, come scrive Svetlana Aleksievic, la guerra è lontana dalla figura femminile. Anche quando la donna è costretta a combattere, spinta ingenuamente dagli alti ideali di una fulgida giovinezza, si distingue sempre nell’orrore dei conflitti nel non smarrire sensibilità, eroismo e umanità. Nel bel libro di Svetlana Aleksievic si leggono atti straordinari di umanità nei confronti dei propri commilitoni così come nei riguardi degli avversari. L’orrore di fronte al male, rivelato senza ambiguità, senza falsi moralismi, diventa grandezza d’animo. Le parti oscure e inquietanti dell’animo umano sono ovunque.

La banalità del male, come scrive Hannah Arendt, viene rivelata con consapevolezza assoluta, senza ipocrisie e le donne comprendono molto bene in che modo in guerra possano trasformarsi gli uomini. In una pagina di alto valore poetico Svetlana rivela la confessione di una giovane donna soldato durante il secondo conflitto mondiale ai tempi dell’invasione nazista dell’URSS: «Non sapevo ancora com’era ordinaria e senza pretese la morte. Anche per questo ho incaricato mia figlia di consegnare tutte le mie onorificenze e medaglie non ai tanti musei che sono sorti ovunque a celebrare massacri ma a una Chiesa. Ho deciso di donarle a un sacerdote. Saprà lui la cosa giusta da fare».

Le tante medaglie di Milano Cortina, un numero così imponente già oggi da sembrare incredibile a paragone delle precedenti Olimpiadi, parlano anche della tenacia, della forza, della passione, della abnegazione delle donne che, purtroppo, vivono ancora oggi, fuori dal recinto dorato delle competizioni sportive, condizioni difficili. Donne discriminate sul posto di lavoro, donne sottopagate, donne vittime di femminicidi sempre assurdi sempre troppi. La marcia dei volti delle donne verso un traguardo di pace è ancora lunga.

La giovane Anastasia Kucherova alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina ha fatto un grande passo in avanti. Adesso bisogna continuare. Tutti insieme.

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