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I ragazzi nel fuoco e le tante domande di una tragedia

paolo comentale

L’universo giovanile può contare sul nuovissimo telefonino ultimo modello, sulla onnipresente intelligenza artificiale ma sull’esempio di un adulto può contare sempre meno. Purtroppo

Crans-Montana, un luogo ora tristemente noto in tutto il mondo per la tragedia dell’ultimo dell’anno che ha provocato il disastro dei bambini nel fuoco. Giovanissime vite sono passate dal divertimento più spensierato alla fine più crudele, torce umane nella disperata ricerca di una via di fuga, sempre più stretta sempre più lontana. Un locale che si è rivelato una pericolosissima trappola in quanto privo delle più elementari vie di fuga.

Al di là del cordoglio, al di là della giusta commozione e della ricerca delle cause della tragedia volevo provare a fare qualche semplice considerazione. I minorenni erano per la stragrande maggioranza soli. La legge italiana (ed anche la legge svizzera credo) non consente ad un adulto di lasciare da solo in un luogo pubblico un minorenne. Questa forse è la domanda più naturale: dove erano gli adulti?

La cronaca ne ha descritti due, che hanno mostrato un atteggiamento opposto. La proprietaria del locale, che alle prime fiamme è scappata con la cassa, il giovane addetto alla sicurezza, il serbo Stefan Ivanovic di 31 anni, che si è prodigato per salvare il maggior numero di vite per poi stramazzare senza vita. Questo giovane serbo ha fatto quello che un adulto dovrebbe fare in occasioni di pericolo, impegnarsi in un sacrificio costante anche a prezzo della vita.

Certamente non possiamo addebitare nulla ai genitori dei ragazzi che erano lì, che sono le vittime più evidenti di questa immane tragedia. Evidente il loro immenso dolore. Se i ragazzini sono rimasti soli in discoteca di fronte al pericolo ed hanno provato, fermi e sorpresi, e a riprendere l’incendio che divampava con i loro smart phone di ultima generazione forse è anche perché nessuno gli ha spiegato cosa fare in caso di pericolo. Parliamo spesso dei giovani ma, in concreto, cosa facciamo per loro?

L’universo giovanile può contare sul nuovissimo telefonino ultimo modello, sulla onnipresente intelligenza artificiale ma sull’esempio di un adulto può contare sempre meno. Purtroppo.

È uno strano mondo quello che si apre davanti ai nostri occhi, un mondo di sconfinate solitudini ed anche un mondo dove sembra contare solo il dio denaro. Eppure non sempre è così, l’eccelsa sanità privata svizzera cede le armi a fronte della bistrattata sanità pubblica italiana. Tutti i malati più gravi sono stati ricoverati all’ Ospedale Niguarda di Milano. I medici dell’ospedale milanese, il Direttore Generale e il Direttore del reparto di Rianimazione si sono presentati in conferenza stampa, con ammirevole senso civico, per rispondere alle domande, anche complesse e difficili, dei giornalisti. Mentre proviamo un legittimo orgoglio per la nostra sanità pubblica, dei primari delle ricchissime cliniche svizzere non conosciamo né i volti, né i nomi.

Pensare di poter risolvere ogni cosa con i soldi, pensare, ancora peggio, che nella vita, come nella politica, non esiste la forza del diritto ma il diritto della forza è una dramma enorme che attraversa il nostro tempo convulso creando un numero indescrivibile di danni.

Per passare dalle algide stelle della Svizzera al nostro orticello non possiamo non rilevare tanti, troppi ragazzi ricoverati in coma etilico. Hanno bevuto troppo e male, senza regole senza controlli, senza la presenza o la guida di un adulto. Bere tanto non è una esperienza di formazione è solo un esempio evidente di desolazione sociale e famigliare.

Gli adulti che dovrebbero dare l’esempio sono sempre meno credibili e sempre più assenti. Abbiamo lasciato in eredità ai nostri figli e nipoti un oggetto magico che pensavamo potesse forse risolvere ogni cosa, presto e bene, uno smartphone. Che illusione! Senza la presenza efficace di un adulto educante anche il più perfezionato telefonino non serve a nulla.

E continueremo tristemente a elencare vittime sempre più giovani e sempre più sole.

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