i numeri del Mimit

Carburanti, il calo che non si sente: valori pugliesi sopra la media nazionale

leonardo petrocelli

Siamo al terzo giorno di flessione ma i prezzi restano sempre troppo alti: anche la benzina lucana è ancora carissima

L’Osservatorio prezzi del Ministero dell’Industria e del Made in Italy (Mimit) certifica il terzo giorno consecutivo di flessione del costo dei carburanti. Una discesa minima, spesso impercettibile, dovuta anche agli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie petrolifere. Ma sempre appesa al filo della guerra nel Golfo e al destino, piuttosto fosco, dei transiti delle navi nello Stretto di Hormuz.

Ad essere generosi la buona notizia è che almeno si sono fermati i rincari. Ma, portafoglio alla mano, c’è poco da esultare: il valore medio, in città e su percorsi non autostradali, si attesta a 2,162 euro a litro per il diesel e 1,783 per la benzina. Se si esclude la provincia autonoma di Bolzano - in questo momento l’area più cara d’Italia (2,197 e 1,816) - i dati regionali «ballano» intorno a quello italiano tra rialzi e ribassi. Puglia e Basilicata, in particolare, non sorridono. Nel Tacco, infatti, entrambe le voci superano di poco i valori medi con un 2,163 per il diesel e un 1,791 per la benzina. Proprio quest’ultimo indicatore è fatale invece sul fronte lucano con un 1,805 euro a litro che ne fa la seconda regione più cara d’Italia dopo il Molise che espone un prezzo di poco superiore (1,807). Va meglio il diesel che si ferma a 2,159 a litro, leggermente più giù del dato nazionale. Sono altre le Regioni che «piangono» a cominciare dal terzetto di testa composto da Emilia-Romagna (2,174), Friuli Venezia Giulia (2,174) e Calabria (2,173). A festeggiare, in fondo alla classifica, sono invece le Marche ferme a 2,140 euro a litro.

Per i viaggiatori, invece, i costi restano come sempre più alti. In autostrada il prezzo medio al self service è di 1,815 euro per la benzina e 2,192 per il diesel, numeri comunque non troppo distanti dalle zone più care del Paese. Nonostante il calo, la forbice si riduce e si riduce a rialzo, soprattutto se si considera che, fino al primo maggio, sarà ancora in vigore il taglio di 25 centesimi messo in campo dal governo. Una misura già prorogata e sul cui futuro non ci sono indicazioni esplicite. Anche perché solo allungarne i tempi è costato alle casse pubbliche mezzo miliardo di euro.

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