l'intervista
Ignazio Zullo (FdI): «Sul referendum ci siamo fatti trascinare da polli sul terreno della polemica sterile»
Il senatore: «La campagna del No ha puntato sulla paura che la riforma potesse creare divisioni tra cittadini e magistratura, tra magistrati e magistrati, tra magistratura e politica»
Senatore Ignazio Zullo, la vittoria del «No» è stata netta. Se l’aspettava?
«Francamente no - replica il parlamentare pugliese di FdI - Credevo nella vittoria del «Sì» anche se di pochi punti percentuali ma il mio credere era evidentemente condizionato dal mio osservatorio fondato da amici ed elettori che in genere mi seguono e che da sempre sostengono la mia persona o comunque danno seguito alle mie indicazioni di voto».
Secondo lei perché il «No» ha vinto e il «Sì» ha perso?
«Partiamo da un presupposto: si trattava di una riforma costituzionale e gli italiani credono fermamente nella nostra Costituzione come valore unificante. Nella campagna elettorale referendaria è emersa una narrazione dei sostenitori del «No» fondata sulla paura che la riforma potesse creare divisioni tra cittadini e magistratura, tra magistrati e magistrati, tra magistratura e politica e questa narrazione ha fatto presa sul popolo. Noi sostenitori del «Sì» non siamo stati capaci di spiegare i contenuti veri della riforma che non era affatto divisiva ma anzi, tendeva a riconciliare i rapporti tra cittadini e magistratura, tra magistratura e politica e anche all'interno della comunità dei magistrati. Ci siamo lasciati trascinare, da polli, sul terreno della polemica e della contrapposizione ideologica e ovviamente su quel terreno siamo e saremo sempre perdenti. Siamo svantaggiati rispetto ai nostri avversari nel supporto di agenzie di comunicazione, di corpi sociali intermedi, di organizzazioni sindacali e di assistenza ai cittadini e, ovviamente, se entri nello scontro i nostri avversari hanno la meglio».
I vostri avversari mettono in discussione la permanenza al Governo di Giorgia Meloni. Si aspetta le dimissioni?
«Assolutamente no! Giorgia Meloni ha dato seguito ad un punto del suo programma elettorale e per questo va elogiata per la coerenza e il rispetto del consenso ottenuto nel 2022. Si va a casa quando non si rispetta il programma elettorale presentato agli elettori. Piuttosto bisognerebbe chiedere ai tanti sostenitori del No se si siano sentiti coerenti con tutte quelle personalità della sinistra che negli anni hanno sempre propugnato la separazione delle carriere. Noi di centrodestra abbiamo fatto quello in cui abbiamo sempre creduto, spero sia stato così anche per chi si è dichiarato per il «No» oggi e magari era per la separazione delle carriere quando questa era proposta dalla sinistra».
C’è un insegnamento che si può ricavare da questo risultato?
«Ogni evento della vita deve indurre riflessioni ed esami di coscienza per potersi migliorare ed in questo caso ne siamo obbligati come singoli e come collettività»
In che senso?
«Partiamo da un presupposto: la vittoria del No è stata netta e va rispettata. Ma in democrazia bisogna tener conto della voce degli sconfitti che nel caso che ci occupa rappresenta il 46% dei votanti. Le ragioni del Sì si fondavano sulla necessità di essere chiamati a rispondere delle proprie azioni di fronte ad un giudice terzo ed imparziale non condizionato dai giochi di potere delle correnti e che, in caso di responsabilità disciplinare, le valutazioni fossero svolte da un organismo distinto dai Csm. Ora, la riforma non è passata ma restano i comportamenti che sono anche legati all’etica professionale, alla necessità di essere periti e quindi aggiornati e di essere diligenti e prudenti in ogni atto. Questo vale per tutti i cittadini e, quindi, anche per i magistrati. Abbiamo ascoltato in questa campagna elettorale tante storie di cittadini vessati, sottoposti a gogne mediatiche, impoveriti nelle relazioni sociali e nelle attività economiche, distrutti nell’onore per poi essere assolti con sentenze che parlavano di indagini e accuse fondate sul nulla. Se subentra questa riflessione collettiva tanto da responsabilizzarci nei comportamenti allora potremo dire che non ha vinto il Sì e non ha perso il No. Potremo dire che ha vinto la Costituzione nel valore unificante e con essa ha vinto l’Italia e hanno vinto gli italiani tutti insieme».