La polemica

Giudice pugliese contro magistrati e avvocati sostenitori del sì: «Scrivete sentenze e ricorsi imbarazzanti, dimettetevi». Poi chiede scusa

Bufera per il post su Facebook di Francesco Agnino. Un avvocato calabrese scrive al ministro Nordio: «Valuti un'azione disciplinare nei suoi confronti»

I ricorsi o le sentenze di alcuni avvocati o magistrati che hanno sostenuto «legittimamente» il sì sono scritti in modo «imbarazzante», e per questo dovrebbero «dimettersi o cancellarsi dall’ordine». Lo scrive su Facebook il magistrato pugliese Francesco Agnino, fino al 2022 in servizio all’ufficio gip del Tribunale di Bari e oggi in Cassazione.

«E’ stato detto – ha scritto Agnino nel suo post - che i magistrati iscritti alle correnti avevano paura di perdere il potere, insensibili a qualunque cambiamento. Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è imbarazzanti. Il diritto ed in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. Ed adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe».
La dichiarazione pubblica ha scatenato numerose reazioni, tra cui quella di un avvocato calabrese (Agnino è stato per anni in servizio a Catanzaro) che ha scritto al ministro Carlo Nordio per chiedere di valutare l’avvio di un’azione disciplinare nei confronti del magistrato.

LE SCUSE

In serata sono arrivate le scuse ufficiali di Agnino: «Ammetto di aver utilizzato un linguaggio non continente, determinato dal clima di tenzione di questi mesi. Non era mia intenzione mancare di rispetto all’avvocatura, con la quale ho sempre mantenuto rapporti di stima e di rispetto ovvero nei confronti dei colleghi. Come sanno molti avvocati, ho sempre improntato i rapporti all’insegna del rispetto reciproco. Sono rammaricato del clamore mediatico creato con questo messaggio. Chiedo pubblicamente scusa se le mie parole hanno ferito la sensibilità di avvocati o colleghi», ha spiegato in una nota.

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