Le dichiarazioni
Referendum sulla giustizia, Decaro: «Il popolo sceglie quando sa che il suo voto conta». Leccese: «Un no a chi voleva cambiare la costituzione»
Il governatore pugliese: «Il no è stato un voto per prendersi cura della nostra Costituzione»
«Oggi ha vinto soprattutto la partecipazione di un popolo che, quando capisce che il proprio voto conta davvero, si alza, esce di casa e sceglie. Non delega, non si astiene, non resta a guardare. Il no alla riforma della giustizia è stato un voto per prendersi cura della nostra Costituzione, per dire che le regole fondamentali della nostra convivenza civile non si cambiano senza un confronto vero, profondo, all’altezza della loro importanza». Lo afferma in una nota il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
«È questo il punto: quando si tocca l’architettura della nostra democrazia - evidenzia - la parola torna ai cittadini. E i cittadini, oggi, hanno risposto. Con serietà. Con consapevolezza. Con dignità. È un messaggio di responsabilità che ci dice che la democrazia non è garantita una volta per tutte. Va difesa, ogni volta che serve».
«L'alta affluenza di oggi va letta non soltanto come un dato elettorale, ma come un atto di partecipazione attiva che parte dal basso». A dirlo è il sindaco di Bari Vito Leccese, tra i promotori dell’appello dei sindaci per il 'No'. «Vedere le persone riprendersi lo spazio del voto in modo così consapevole è la dimostrazione che la democrazia è partecipazione - ha aggiunto il Leccese -. Non c'è modo più coerente per onorare gli 80 anni della Repubblica e l’inizio della Costituente: ricordando che i diritti che oggi esercitiamo sono figli di una lotta antifascista che non deve mai smettere di camminare. Essere presenti oggi significa onorare quel mandato storico e continuare a difendere i valori di libertà e giustizia sociale in ogni spazio, istituzionale e non. La democrazia si difende con l’impegno collettivo, oggi come ottant'anni fa».
«Il 'No' che l’Italia ha opposto a chi voleva cambiare la nostra Carta - ha concluso - sia un nuovo inizio. Quel rifiuto è la nostra base per ripartire: con una riforma della giustizia che sia finalmente strutturata e coraggiosa. Una giustizia che non guardi ai rapporti di forza, ma che si faccia custode di quell'uguaglianza sostanziale che è alla base della nostra Repubblica».