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«In Puglia processi lenti e carceri piene, la riforma Nordio snobba tutto questo»: Bucci in campo per il No
L'intervista alla segretaria generale della Cgil Puglia: «Separare le carriere è solo un pretesto, l’obiettivo è smontare il Csm
«Una vera riforma della giustizia affronterebbe il tema della lentezza dei processi e dell’elevato arretrato pendente, che in Puglia tra civile e penale superano le 170mila cause, così come le carenze infrastrutturali e di organici. O la situazione delle carceri che è a dir poco esplosiva. Di tutto questo nella riforma Nordio non c’è nulla, si punta solo ad alterare l’equilibrio tra poteri dello Stato così come delineato dalla Costituzione».
La Cgil è in prima fila nel fronte del No al referendum che saremo chiamati a votare i prossimi 22 e 23 marzo. E per la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, «si tratta di un appuntamento per il quale tutti devono sentirsi coinvolti, perché una magistratura al riparo dal potere esecutivo, indipendente e autonoma, è precondizione di uguaglianza davanti alla giustizia».
Segretaria, cominciamo dalle emergenze che indicava come priorità. Qual è la situazione nella nostra regione?
«I report ministeriali, pure parziali, ci dicono che le cause pendenti civili nel distretto di Bari, che comprende la Corte d’appello e i tribunali del capoluogo assieme a quelli di Foggia e Trani, sono oltre 80mila. Dentro ci sono anche le cause di lavoro, ci sono persone in attesa di una giustizia ripartiva. A queste si sommano gli oltre 45mila procedimenti penali. Nel distretto di Lecce – che comprende Corte d’appello e Tribunali di Lecce, Taranto e Brindisi – sono oltre 51mila i procedimenti civili pendenti e 40mila quelli penali. E sono dati in miglioramento in molti casi grazie al prezioso lavoro dei precari assunti con il PNRR, undicimila in tutto il Paese. Per il quali si è annunciata la stabilizzazione solo per novemila e siamo in attesa di vedere però le risorse che vengono stanziate. Tante ragazze e ragazzi che hanno lavorato negli uffici del processo permettendo un importante recupero di arretrati».
Non va meglio per gli istituti di pena, con i sindacati che lamentano quasi quotidianamente le condizioni critiche in cui sono costretti a lavorare gli operatori.
«La Puglia è una delle regioni più critiche per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, con una media del 156 per cento e una condizione oltre ogni possibile allarme per Foggia, dove il tasso arriva al 215 per cento, detenuti più del doppio della capienza regolamentare. A fronte di questo si registra una grave carenza di personale di polizia penitenziaria. Anche su questo sia il Governo che la riforma Nordio intervengono in alcun modo».
Per chi si oppone, l’obiettivo della riforma è l’indebolimento del potere giudiziario.
«Certo, seppur mascherato dietro slogan e propaganda. È l’idea di un esecutivo che non deve avere ostacoli nell’esercizio del potere, come nella riforma della Corte dei Conti che punta a ridurre i controlli di legalità. La separazione delle carriere è solo il pretesto, l’obiettivo è l’influenza politica su chi esercita la funzione giurisdizionale. Uno stravolgimento della Costituzione da respingere al mittente».
Quali sono per voi i punti più critici della riforma Nordio?
«Intanto va sottolineata una campagna della destra che delegittima la magistratura con attacchi continui e pretestuosi. Già questo svela l’intento persecutorio. La separazione delle carriere è stata già prevista dalla Cartabia, l’obiettivo è smontare un organo di rilievo costituzionale come il Csm, che si vuole frammentato in tre e modificandone natura e attribuzioni. Qui c’è l’attacco all’indipendenza, con l’aberrazione dei togati sorteggiati e dei laici di nomina politica preselezionati dalla maggioranza. Più chiaro di così il disegno».
C’è un allarme democratico?
«La riforma Nordio, con Autonomia differenziata e il Premierato, è parte di un disegno più ampio di profondo e radicale cambiamento dei capisaldi democratici su cui poggia la nostra Repubblica. L’uguaglianza a prescindere da dove si nasce o vive, quella davanti alla legge. E questo riguarda anche il diritto del lavoro».
In che modo?
«In un Paese dove il rapporto capitale-lavoro, a causa di continue riforme che hanno minato tutele e diritti, è sempre più sbilanciato a favore delle imprese, con la presidente del Consiglio che invitava nel suo discorso di insediamento “a non disturbare chi vuole fare”, non dovremmo essere preoccupati per una riforma che prova a mettere sotto controllo politico la magistratura? Le doglianze di certa parte del potere politico, quando si interviene su imprese che sfruttano i lavoratori, con dinamiche che sfociano nello schiavismo – penso ai grandi marchi della moda o alle piattaforme di delivery per stare alle ultime inchieste – le conosciamo tutti: con quale serenità domani passasse la riforma potrebbe operare un magistrato, preoccupato di possibili attacchi sul piano personale e azioni disciplinari? Il rischio è una Giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti. Per questo siamo mobilitati, e invitiamo lavoratori e cittadini a votare No».