la start up
Droni e Ia, dalla Puglia un progetto porta l’intelligenza artificiale nel dominio marittimo
Si chiama Mirai Robotics e ha quartier generale a Bari: sviluppa sistemi di robotica autonoma e piattaforme di intelligence digitale per il controllo e la gestione delle attività in mare
Un territorio immenso, ancora in gran parte sconosciuto, sul quale si regge una parte decisiva dell’economia mondiale e della sicurezza internazionale. Non è lo spazio, non sono i satelliti. È il mare. Ed è proprio da qui, dalla Puglia, che parte un progetto che punta a portare l’intelligenza artificiale nel dominio marittimo. Si chiama Mirai Robotics, la start up con quartier generale a Bari che sviluppa sistemi di robotica autonoma e piattaforme di intelligence digitale per il controllo e la gestione delle attività in mare. Una tecnologia che si colloca all’incrocio tra economia del mare, sicurezza delle infrastrutture e nuove sfide geopolitiche. Perché oggi il mare non è più soltanto un corridoio commerciale: è diventato una infrastruttura critica globale.
«Se ci pensiamo - spiega Luciano Belviso, co-fondatore con Luca Mascolo e Davide Dattoli e amministratore delegato della società - conosciamo molto meglio la superficie della Luna o di Marte di quanto conosciamo i fondali del nostro pianeta. Più dell’84% dei mari non è stato mappato con precisione».
Eppure, è proprio lì che passa una parte decisiva della vita economica del pianeta. Il trasporto marittimo muove circa il 40% delle merci mondiali, mentre oltre il 99% delle comunicazioni digitali globali viaggia attraverso cavi in fibra ottica posati sui fondali oceanici. A queste infrastrutture si aggiungono gasdotti, oleodotti, piattaforme energetiche offshore e reti logistiche che collegano continenti e sistemi industriali. Negli ultimi anni il mare è tornato anche al centro delle tensioni geopolitiche. Il sabotaggio dei gasdotti nel Baltico durante il conflitto tra Russia e Ucraina, gli attacchi alle rotte commerciali nel Mar Rosso o le tensioni nello stretto di Hormuz hanno riportato il controllo dello spazio marittimo tra le priorità della sicurezza internazionale. «Il mare - osserva Belviso - è una delle ultime grandi infrastrutture naturali non governate dal software. Per secoli abbiamo costruito navi. Oggi dobbiamo costruire sistemi».
L’idea di Mirai Robotics è quella di sviluppare veicoli marini autonomi, veri e propri droni del mare, coordinati da piattaforme di intelligenza artificiale capaci di raccogliere dati, monitorare infrastrutture e gestire missioni complesse. Una rete di mezzi senza equipaggio in grado di restare in mare per lunghi periodi e operare anche in condizioni difficili, orchestrati da un sistema centrale che analizza informazioni e coordina le operazioni. «Quello che sta succedendo nel mare - spiega Belviso - è simile a ciò che è avvenuto nell’automotive con la guida autonoma. Stiamo entrando nell’era dei droni marini».
Le nuove minacce, infatti, non hanno più le forme tradizionali dei conflitti navali. Sono asimmetriche, diffuse, difficili da intercettare. Piccoli droni, mini sommergibili artigianali, traffici illegali o operazioni di sabotaggio possono mettere sotto pressione rotte commerciali e infrastrutture energetiche. Anche per questo l’autonomia e l’intelligenza artificiale stanno diventando strumenti sempre più centrali per presidiare uno spazio vasto e complesso come il mare. In questa trasformazione la Puglia si ritaglia un ruolo naturale. Una regione affacciata sul Mediterraneo che negli ultimi anni ha costruito una filiera tecnologica che va dall’aerospazio alla cantieristica fino alla ricerca universitaria. «La Puglia – dice Belviso – è quasi una portaerei naturale nel Mediterraneo. Qui si incontrano competenze industriali, università e una posizione geografica unica».
E se Bari rappresenta il punto di partenza tecnologico del progetto, Taranto può diventare uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione. Non soltanto per la presenza della Marina militare o per la sua storia millenaria di città portuale, ma per la possibilità di costruire una nuova filiera industriale legata alla blue economy. «Taranto è uno dei porti più antichi della nostra civiltà. Pensare che il suo destino debba restare legato soltanto alle vicende dell’Ilva sarebbe un errore. Può diventare un polo della robotica marittima». In fondo la vera sfida europea passa proprio da qui. L’Europa non compete con Stati Uniti e Cina nel dominio delle grandi piattaforme digitali, ma possiede ancora una delle più forti filiere cantieristiche del mondo.
«Abbiamo le migliori navi al mondo - conclude Belviso - Quello che manca è il cervello digitale che le renda autonome e intelligenti». Una sfida tecnologica che parte da una start up pugliese ma che potrebbe ridisegnare il modo in cui Europa e Mediterraneo guardano al mare. E forse anche il futuro industriale di Taranto.