Il caso
«In dieci anni 2 miliardi per le cure fuori regione». La Corte dei conti: ecco perché la sanità pugliese resta sotto tutela
Il rapporto al Parlamento: migliora la qualità dei servizi ma i bilanci delle Asl sono strutturalmente in perdita. E i conti del 2025 potrebbero peggiorare ancora
Per uscire dal Piano operativo (il commissariamento soft della sanità) la Puglia deve «stabilizzare governance e capacità amministrativa». A dirlo è la Corte dei conti nella relazione al Parlamento dei servizi sanitari: più luci che ombre, secondo il referto che analizza i bilanci 2023-2024, ma anche una valutazione scevra da condizionamento politico sullo status di «osservata speciale» della Regione. Che ha fatto passi in avanti sulla qualità dell’assistenza, ma non ha ancora trovato un equilibrio strutturale tra finanziamenti e spesa.
I giudici contabili hanno infatti preso atto della progressiva risalita nelle «classifiche» Lea, dove la Puglia è ormai considerata adempiente da diversi anni rispetto ai livelli minimi di assistenza. C’è in particolare - è scritto nella relazione - «un apprezzabile miglioramento» sugli screening oncologici, «con un valore superiore alla sufficienza per quello mammografico e della cervice, non ancora sufficiente, invece, per lo screening colon-rettale».
Restano però critici due aspetti in cui l’azione dei tecnici è sempre stata frenata dai campanili politici. Uno è la rete dei punti nascita, dove continua a registrarsi «un’alta percentuale di cesarei» dovuta alla sostanziale mancata gestione dei reparti trasformati nei fatti in cliniche private...