politica

Regione, proclamati i 50 consiglieri: ecco tutti i nomi. E adesso scatta il balletto dei ricorsi

massimiliano scagliarini

Respinta la richiesta del Pd di dare tre seggi in più alla maggioranza

Quattordici seggi al Pd, sette a «Decaro presidente», quattro ciascuno a Per e M5s. Per l’opposizione, undici a Fratelli d’Italia, cinque a Forza Italia e quattro alla Lega, più il candidato presidente sconfitto Luigi Lobuono. L’Ufficio elettorale centrale ha concluso formalmente il lavoro stamattina, con l’individuazione dei nomi e la trasmissione del verbale alle prefetture. Ma lo scrutinio è nei fatti concluso e corrisponde, nei risultati, a quello emerso dal sito del ministero dell’Interno all’indomani del voto di novembre.

L’Ufficio elettorale centrale della Corte d’appello di Bari ha nei fatti deciso di demandare alla giustizia amministrativa ogni eventuale decisione interpretativa sulla legge elettorale pugliese: è infatti ipotizzabile che pioveranno ricorsi. Ieri i giudici guidati dalla dottoressa Giovanna De Scisciolo, che già avevano ritenuto non fondate le questioni contenute in otto memorie depositate da parte di candidati non eletti, hanno anche rigettato l’istanza con cui il Pd (attraverso l’avvocato Pierluigi Balducci) ha chiesto di assegnare al centrosinistra 32 consiglieri e non 29 come previsto dalla legge regionale. La richiesta faceva leva sull’avverbio «almeno» contenuto nella legge, che però determina il premio di maggioranza in cifra fissa mentre il Pd ha provato a sostenere che al 64% dei voti dovrebbe corrispondere il 64% dei seggi: la commissione elettorale ha sospeso i lavori e ha poi ritenuto di doversi attenere al dettato letterale della norma.

Se fosse riuscito il blitz (alla richiesta si è associato anche il rappresentante di Decaro, il professor Giuseppe Morgese) gli ulteriori tre seggi sarebbero stati sottratti alla minoranza che invece mantiene 21 consiglieri: il 42% del totale a fronte del 36% dei voti. Alla Lega è stato tolto l’ultimo quoziente, il quinto, per garantire il posto al candidato governatore sconfitto.

La suddivisione degli eletti vede dunque uno sbilanciamento territoriale, quello già evidenziato subito dopo i risultati degli scrutini. La provincia di Bari (che ha quasi un terzo degli abitanti della Puglia) ottiene infatti nove consiglieri, gli stessi della Bat (che in base al censimento su cui si basa la suddivisione proporzionale è invece la più piccola), mentre il maggior numero di eletti (dieci) è assegnato alla provincia di Foggia: una suddivisione illogica che, appunto, pare derivare dalla decisione di applicare in maniera rigida il meccanismo degli scorrimenti (nell’assegnazione dei seggi maggioritari) su cui cinque anni fa si sono concentrate le sentenze del Consiglio di Stato.

Nel Pd dunque sono confermati tre seggi a Bari (Paolicelli, Vaccarella, Pagano) e nella Bat (Ciliento, De Santis, Vurchio) e due a Brindisi (Matarrelli, Lettori), Foggia (Piemontese, Falcone), Lecce (Minerva, Capone) e Taranto (Pentassuglia, Borraccino). La civica di Decaro prende due seggi a Foggia (Starace, Scapato) e uno nelle altre province (Spaccavento, Rutigliano, Gioia, Miglietta, Fischetti). Ai Cinque stelle va un seggio a Bari (La Ghezza), Foggia (Barone), Lecce (Casili) e Taranto (Angolano). A «Per» vanno i seggi di Lecce (Leo), Bat (Passero), Bari (Tammacco) e Foggia (Tutolo).

Per quello che riguarda l’opposizione, Fratelli d’Italia ottiene due seggi in ogni provincia (Spina e Ferri nella Bat, Caroli e Scianaro a Brindisi, Gatta e De Leonardis a Foggia, Pagliaro e Basile a Lecce, Perrini e Vietri a Taranto) tranne in quella dove è andata meglio cioè Bari (entra Scatigna). Forza Italia è rappresentata a Bari (Minuto), Foggia (Dell’Erba), Bat (Lanotte) e Lecce (Mazzotta che è incompatibile per lite pendente) e Taranto (Di Cuia). Chiude la Lega con Romito a Bari, Cera a Foggia, De Blasi a Lecce e Scalera a Taranto (il seggio «perso» per il candidato presidente sconfitto era nella Bat).

Stamattina come detto l’Ufficio elettorale ha terminato la compilazione del verbale e lo ha trasmesso alle prefetture e al Consiglio regionale. Nessuna cerimonia formale di proclamazione: le prefetture si occupano della notifica agli eletti. Il verbale potrà essere impugnato davanti al Tar con il procedimento previsto in materia elettorale, che sulla carta dovrebbe garantire decisioni rapide ma che in questo caso potrebbe vedere numerosi ricorsi.

Non hanno speranza quelli che impugneranno il mancato superamento della soglia di sbarramento, che si calcola sui voti del candidato presidente e non su quelli delle liste: il tentativo fu fatto già cinque anni fa e si concluse con una doppia sentenza negativa di Tar e Consiglio di Stato. Resta aperta invece la questione che riguarda l’assegnazione dei seggi alle province nella ripartizione maggioritaria, su cui la legge non è chiara e l’interpretazione dovrebbe essere ancorata a una sentenza del Consiglio di Stato del 2021.

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