RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Referendum, l’ex magistrato anti-terrorismo Maddalena: «Montanelli si schiererebbe per il No»
«La magistratura non è un semplice ordine, ma un organo di rilievo costituzionale il cui compito principale è di impedire il condizionamento della politica. Nei consigli professionali non c’è il sorteggio…»
Marcello Maddalena, Comitato per il No, cosa non ha funzionato nel percorso di condivisione che ha portato alla riforma della giustizia?
«Chi ha deciso di fare la riforma evidentemente non ha tenuto conto dei differenti orientamenti. Noi non siamo d’accordo né sulla separazione delle carriere del magistrato inquirente dal magistrato giudicante, né sulla divisione dell’unico Consiglio superiore in due, né sul sorteggio, né sulla sottrazione al Csm del potere disciplinare».
Gli argomenti ostativi: non si modifichino gli equilibri costituzionali sul Csm. Sono intangibili?
«Come predisposto dai padri costituenti, il Csm ha garantito l’indipendenza e l’autonomia dell’intera magistratura rispetto al potere politico, di qualsiasi tipo fosse la maggioranza e il governo. Con una componente togata non più scelta dai magistrati, obiettivamente, nell’assetto costituzionale il Csm si trova indebolito rispetto al potere politico, perché come insegna la vicenda degli Orazi e Curiazi, le frammentazioni e le divisioni indeboliscono qualsiasi tipo di formazione».
Le norme, per qualcuno “eversive”, sono state controfirmate dal presidente Mattarella…
«Non vedo un qualcosa di eversivo nel senso proprio del termine, ma un indebolimento del Csm e uno spostamento della figura del pm verso il potere politico con tutti i conseguenti pericoli di condizionamento da parte di quest’ultimo».
Lo sdoppiamento del Consiglio perché non convince?
«La divisione fa la debolezza. La ragione per cui si è ritenuto di dover mettere insieme giudici e pm è data dal fatto che le due figure sono contraddistinte dal dovere di entrambe di ricercare la verità. Isolare il pm significa renderlo più autarchico, più proiettato verso il ruolo di “accusatore” o “super poliziotto”: la cosa non mi convince. Giudice e pm devono avere una cultura di fondo comune, volta all’imparziale accertamento della verità. E non è fondato dire che ora il giudice sarebbe condizionato dalla colleganza ordinamentale con il pm. Se così fosse ci vorrebbe allora un Csm separato per giudici di primo, secondo o terzo grado…».
Il caso Palamara?
«Sulla base di questo scandalo si è inteso introdurre il sorteggio. Si potrebbe chiamarla “riforma Palamara”, come ha raccontato Alessandro Sallusti in un dibattito a Torino, perché l’ex magistrato sarebbe il suggeritore della formula del “sorteggio”».
Ecco il sorteggio divide più di tutto.
«Un rimedio peggiore del male. Da un lato deresponsabilizza, dall’altro sposta solo il momento in cui si ingenerano le degenerazioni correntizie. Gli eletti sorteggiati fanno lo stesso parte delle correnti e gli accordi impropri potrebbero avvenire in un momento successivo. Poi è offensivo il sorteggio per un organismo di rilievo costituzionale. E i sorteggiati sarebbero depotenziati perché privi della forza rappresentativa del mandato elettorale».
Un Csm forte…
«Lo è stato nel 1995 quando difese il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli che si oppose alla richiesta degli atti sulle inchieste di Tangentopoli avanzata dagli ispettori ministeriali, garantendo l’indipendenza della Procura».
L’alta corte di disciplina?
«La magistratura non è un semplice ordine, ma un organo di rilievo costituzionale il cui compito principale è di impedire il condizionamento della politica. Nei consigli professionali non c’è il sorteggio…».
In passato lei è stato una firma de Il Giornale e del Borghese. Come sintetizzerebbe le ragioni del no ad un elettore conservatore?
«Sono sempre stato un montanelliano, dal 1974. Montanelli era la massima espressione di indipendenza rispetto all’acquiescenza conformista. Secondo me Indro voterebbe sicuramente no».