La vertenza

Melfi, per la crisi dell'indotto Stellantis in cassa integrazione 1.883 operai

ANTONELLA INCISO

Il valore strategico dello stabilimento Stellantis di Melfi emerso dalle parole del responsabile Europa del Gruppo non è sufficiente a fugare tutte le ombre. I sindacati chiedono il ritorno a pieno regime della produzione

Garantire produzioni, lavoro e prospettive industriali concrete. Dopo il tavolo nazionale sull’automotive, chi guarda a Melfi ed allo stabilimento Stellantis chiede questo: numeri che portino alla saturazione produttiva e riflessi sull’occupazione e sull’indotto, rimasta criticità del sistema. Il valore strategico dello stabilimento Stellantis di Melfi emerso dalle parole del responsabile Europa del Gruppo non è sufficiente a fugare tutte le ombre. Per farlo lavoratori e sindacati chiedono fatti. Soprattutto di fronte a numeri come quelli dell’indotto che raccontano di 1883 addetti interessati dagli ammortizzatori sociali.

Le parole della segretaria regionale Ugl metalmeccanici di Basilicata, Florence Costanzo, e del segretario provinciale Uglm di Potenza, Giuseppe Palumbo, lo dimostrano ampiamente. “Siamo ottimisti e fiduciosi sulla ripresa produttiva di Melfi e crediamo che il rilancio possa passare anche dall’avvio di nuovi modelli da produrre nello stabilimento lucano, capaci di riportare volumi e stabilità occupazionale. I nuovi modelli già annunciati devono ora tradursi in risultati concreti sul piano produttivo e commerciale” sottolineano Costanzo e Palumbo secondo cui “rispetto ai progetti futuri, è necessario che vi siano certezze industriali, tempi definiti e un chiaro coinvolgimento dell’indotto locale”. “Per Melfi la priorità resta la continuità produttiva. Le misure di sostegno al reddito, gli interventi sul costo dell’energia e i percorsi di formazione sono strumenti importanti, ma non possono sostituire il lavoro” concludono gli esponenti sindacali. Valutazioni, le loro, che si sommano a quelle di Gerardo Evangelista, segretario regionale della Fim Cisl. «Il tavolo automotive ha confermato un dato positivo per lo stabilimento di Melfi. Ora però è necessario intervenire con urgenza sulla situazione delle aziende dell’indotto, in un contesto in cui i veicoli prodotti in Italia hanno raggiunto i minimi storici, mettendo in forte difficoltà gli stabilimenti e, soprattutto, l’intero comparto dell’indotto» spiega Evangelista che, però, non nasconde la preoccupazione per la situazione dell’indotto. «È indispensabile un’azione più incisiva a sostegno delle aziende dell’indotto, molte delle quali oggi hanno commesse insufficienti a garantire la saturazione degli impianti e i livelli occupazionali, mentre altre non hanno acquisito alcuna commessa – dice - Resta però centrale il tema dei volumi produttivi: per garantire la piena saturazione degli impianti e dell’occupazione è necessario raggiungere livelli adeguati. In questo contesto si collocano diverse ipotesi, tra cui l’assegnazione a Melfi di un ulteriore marchio del gruppo Stellantis». A parlare di fiducia è anche il segretario generale della Fismic Basilicata, Pasquale Capocasale secondo cui in base “all’intervento sentito dal nuovo responsabile Europa di Stellamtis che anticipava alcuni passaggi del piano industriale, Melfi è in una situazione positiva”. “Melfi sta uscendo pian piano dalla fase critica, i modelli ci sono, altri se ne aggiungeranno e si va verso la chiusura degli ammortizzatori. Dobbiamo avere fiducia” conclude Capocasale. Dura è, invece, l’analisi di Giorgia Calamita, segretaria regionale della Fiom. “I problemi persistono. Loro annunciano i modelli ma non ci dicono i volumi. Il problema è questo: il piano industriale che non garantisce la saturazione degli impianti – commenta Calamita – la verità è che Stellantis sta andando via dal Paese e gli stabilimenti si stanno spegnendo. I lavoratori sono tutti in cassa. Il milione di vetture l’anno non si è visto, gli investimenti sull’automotive sono stati tagliati e noi siamo ancora a rivendicare un piano industriale che garantisca l’occupazione”.

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