Sabato 28 Maggio 2022 | 10:15

In Puglia e Basilicata

Il crac

Si nasce poco in Basilicata e la mortalità infantile è elevata

culle vuote, pochi neonati

I dati Istat assegnano un triste record. Ma i pediatri smontano la statistica

29 Aprile 2022

Massimo Brancati

E poi dicono che la Basilicata sia in via di estinzione. Per forza: da una parte la ripresa dell’emigrazione (ogni anno perdiamo circa 1.500 giovani che tra lavoro e studi universitari varcano i confini regionali) e dall’altra un tasso di natalità tra i più bassi d’Italia (6,9 per mille). Secondo i dati Istat di provenienza anagrafica, vale a dire ricavati dalle informazioni trasmesse dagli uffici Anagrafe dei Comuni, nel territorio lucano sono nati 7 bambini ogni 1.000 abitanti. Un valore al di sotto della media nazionale, che è di 8 nati per 1.000, già di per sé molto bassa rispetto ad altre nazioni europee.

Ma il fenomeno delle culle vuote è solo una faccia della stessa medaglia con l’imprimatur dell’Istat. L’altra è la mortalità infantile che potrebbe incidere sul «crac demografico» considerato che in Basilicata risulta essere la più alta di tutto il resto del Paese: a fronte di una media nazionale di 28,79 decessi entro il primo anno di vita ogni 10mila nati vivi, nel territorio lucano ci sono 40,35 decessi. Va leggermente meglio sul fronte della mortalità neonatale, cioé di bambini che muoiono entro il primo mese di vita: in Basilicata il tasso è del 2,69 per decessi entro il primo giorno (media nazionale del 6,23), del 13,45 per decessi entro i primi sei giorni (7,16 in Italia), del 21,52 entro il primo mese di vita (14,19 la media nazionale). Si tratta di dati riferiti al 2018 (gli ultimi disponibili), quindi in epoca pre-Covid.

Chi legge questi numeri finisce inevitabilmente per accostarli alla qualità dell’assistenza sanitaria in Basilicata, ma l’equazione «decessi infantili» e carenza del sistema sanitario lucano non spiega il fenomeno. «Non è una questione di cure e terapie garantite, o meno, dai nostri ospedali», dice Sergio Manieri, presidente dell’Ordine dei Pediatri di Basilicata che smonta l’impalcatura statistica: «I dati Istat sono fittizi, non reali. Mi spiego. Diecimila nati da noi ci sono nell’arco di più di due anni. In riferimento al 2018 (anno preso in considerazione), la Basilicata ha registrato poco meno di 4mila nati. È chiaro che se il tasso viene calcolato su quei 4mila, avendo come riferimento il parametro dei diecimila nati, il risultato sballa. In realtà il tasso di mortalità, avendo come riferimento i nati nel 2018 in Basilicata, è pari a 7, molto bassa rispetto al resto delle altre regioni». Manieri spiega anche che il numero sulla mortalità è il frutto di bambini affetti da gravi patologie che vanno a curarsi fuori regione, in istituti specializzati. «Parliamo di tumori - dice - per i quali le speranze di vita sono bassissime. Non si tratta, insomma, di bambini che muoiono per un deficit dell’assistenza sanitaria lucana, ma di piccoli pazienti che purtroppo non ce l’hanno fatta a vincere contro una malattia grave pur ricorrendo a ospedali specializzati in giro per l’Italia. La statistica li attribuisce alla regione di provenienza e, quindi, il dato non fotografa la realtà territoriale».

Verrebbe da dire, a questo punto, che il vero tema sia l’incidenza tumorale tra i bambini, ma Manieri smentisce anche questo aspetto: «Gli ultimi dati ci dicono che la Basilicata è in linea con quanto accade in altre regioni italiane». Lo conferma anche Antonio Ruggiero, medico lucano, primario del Dipartimento di Pediatria del «Gemelli» di Roma: «Quant’anche ci fosse un leggerissimo incremento è perché i tumori si riescono a diagnosticare meglio rispetto ai decenni passati. I dati complessivi - aggiunge - sono influenzati anche da un altro elemento legato alla diagnosi dei pazienti adolescenti. Le precedenti casistiche consideravano ragazzi fino ai 14 anni, quelli più recenti includono anche i diciottenni». Quanto alla mortalità neonatale, Ruggiero spiega che incide la prematurità: «Laddove c’è un aumento di parti prematuri - spiega - ci sono più pazienti in terapia intensiva e il numero di decessi, in quel caso, può risultare maggiore. L’altra causa di morte sotto l’anno di età è costituita dagli incidenti domestici, a cominciare dal soffocamento».

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