L'INCHIESTA

Potenza, «Incarichi pilotati in Neonatologia»: chiesto il processo per il dg Barresi e il suo predecessore

Giovanni Rivelli

Nel mirino della magistratura la nomina di vicario del primario. Indagati anche due dirigenti e quattro medici

Meno di un anno fa il reparto di Neonatologia dell’ospedale San Carlo era costretto a chiudere a battenti per alcune settimane a causa di improvvise malattie che avevano colpito quasi tutti i medici. Oggi a leggere gli atti con cui il Pm Antonio D’Antona ha chiesto il processo per il direttore generale Massimo Barresi, il suo predecessore Rocco Maglietta, due dirigenti amministrativi e quattro medici c’è da comprendere come il clima che si registrava in quel reparto facilmente potesse far venire un mal di fegato, tra varie e ripetute violazioni di legge che finivano col favorire le carriere di alcuni medici a danno di altri. Questa almeno la tesi con cui la Procura ha citato davanti al Gup Rosa Maria Verrastro gli otto imputati per il 16 febbraio del prossimo anno, data in cui paradossalmente, se non interverranno fatti nuovi, Barresi si troverebbe a vestire i panni sia di imputato che di parte lesa come legale rappresentante dell’ospedale San Carlo.

Le vicende all’attenzione di giudici sono due (dell’altra se ne parla nel pezzo accanto) e vengono fuori nel 2018 dalla segnalazione di uno dei medici del reparto, Luigi Strangio, che intraprende la battaglia forte dell’assistenza della moglie, l’avvocato. Carmela Gioscia. L’uomo, che aveva già concorso a primario classificandosi al secondo posto, un giorno scopre per caso dal sito internet dell’azienda che le funzioni vicarie del primario sono state attribuite per il 2017 a una collega, Simona Pesce. Chiede lumi alla Primaria, Camilla Ghizzi che conferma. Ma quanto alla procedura seguita nessuna risposta. Le contestazioni erano le stesse che oggi portano a un’accusa per le due di concorso in abuso d’ufficio e falso: non aver seguito, per la nomina fatta le procedure comparative prescritte da norme, regolamenti e contratto pur avendone dato atto nei provvedimenti. Le proteste del dottor Strangio, che lamentava di non essere stato messo in condizioni di concorrere, restano senza risposta così come le sue richieste di chiarimenti dell’Iter. E la cosa si ripete l’anno successivo il 2018 e per il 2019: incarico confermato a Pesce senza compararne il curriculum con quello di Strangio che, spiega il Pm, sebbene presentato viene ignorato dalla Ghizzi che afferma essere pervenuti solo quello della stessa Pesce e di un altro medico.

Ed è qui che entrano in causa Barresi, i direttori sanitari o e amministrativo Antonio Picerno e Maddalena Berardi, e il dirigente del personale Maurizio Vinci: in una nota affermano “lo Strangio non aveva ritenuto di segnalare che anche il suo curriculum era stato inviato nella data richiesta” ma per la Procura non è così e rimediano una imputazione per falso in concorso. Contestazione a cui si aggiunge quella di concorso in abuso di ufficio per aver nominato il primario di Pediatria dell’Ospedale di Lagonegro, Nicola Di Lascio, primario ad interim di Neonatologia a Potenza senza dare pubblicità al posto che si era reso disponibile come previsto dalle norme e, così arrecando un danno a Strangio che, anche in virtù della precedente posizione di secondo al concorso, poteva aspirare a quel posto. Una serie di singolari “coincidenze” che hanno visto favorita la dottoressa Pesce, notoriamente amica della Ghizzi e compagna dell’ex primario Sergio Schettini che pubblicamente (un video pubblicato su basilicata24.it) si vantava di aver voluto la Ghizzi primario a Potenza, parlandogliene l’anno prima del concorso che poi avrebbe vinto. Fatti, questi, estranei all’inchiesta ma che meglio inquadrano le vicende umane di un reparto ospedaliero costretto a chiudere per malattia.

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