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In Puglia e Basilicata

Le indagini

Disastro ambientale Val D'agri, suicida avvisò con memoriale

Disastro ambientale Val D'agri, suicida avvisò con memoriale

Uno scritto di Gianluca Griffa - dal 2011 ingegnere responsabile della produzione nell’impianto lucano - avrebbe chiuso il cerchio» sull'inchiesta dei pm potentini

23 Aprile 2019

Redazione on line

Il disastro ambientale nell’area del centro oli di Viggiano (Potenza) ipotizzato dalla Procura è riconducibile alle «condotte omissive degli indagati», e «ben noto al management Eni": un ruolo «chiave», in questo senso, lo ha un memoriale lasciato prima di suicidarsi, nel 2013, da Gianluca Griffa - dal 2011 ingegnere responsabile della produzione nell’impianto lucano - con «un alto valore probatorio», che «chiude il cerchio» sulle indagini dei pm potentini sulle estrazioni in Basilicata, e dimostrerebbe così che la compagnia petrolifera sarebbe stata a conoscenza dei problemi ai serbatoi del Cova (e quindi dello sversamento di greggio).

Il corpo di Griffa fu ritrovato a luglio 2013 nelle campagne di Montà d’Alba (Cuneo) molti giorni dopo la scomparsa, e con particolari mai del tutto chiariti: in una «lettera testamento" l'uomo spiegava che gli era «stato imposto di tacere», che "nell’aria c'era un suo allontanamento», e la compagnia "preferisce assumere giovani inesperti per poterli manovrare" (Griffa si suicidò a 38 anni).

Tutto nasceva, secondo l’ingegnere, dalle segnalazioni fatte all’Eni sulla corrosione dei serbatoi, sulla qualità della produzione che era stata notata anche dalla raffineria di Taranto, e dall’aumento dell’uso di glicole.

In altre parole - sempre secondo l’accusa - Griffa "anticipava» nel 2013 non solo quanto emerso oggi dall’inchiesta della Procura su un presunto disastro ambientale nel Cova, ma anche «pezzi» importanti dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere del 2016 (di cui si sta svolgendo il processo di primo grado a Potenza). Un «testamento» restato per anni in Piemonte, e riemerso nel 2017 quando i pm potentini Laura Triassi e Francesco Basentini decisero di verificare alcuni particolari sulle persone che avevano lavorato per l’Eni a Viggiano, imbattendosi così nel suicidio di Griffa.

L’ingegnere si rivolse più volte ai vertici locali del centro oli, ma gli fu detto di «smettere di rompere - secondo quanto scrive nel memoriale - e di credere di essere stato allontanato per questo motivo». Griffa, secondo il gip di Potenza, «pur non essendo in possesso dei dati dei vertici - è scritto nell’ordinanza - e volutamente emarginato», aveva cercato "soluzioni che, se eseguite, avrebbero scongiurato il disastro ambientale scoperto quattro anni dopo».

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