E' accaduto stanotte, alle 3,18 ad una palazzina in viale delle Frasche, a Foggia; accadde l'11 novembre del 1999, alle 3,20, ad un palazzo di sei piani al civico 120 di viale Giotto, sempre nella città dauna. Otto le vittime oggi e sei feriti, per fortuna nessuno grave. Assai più pesante il bilancio di quella notte di cinque anni fa: 67 le persone che morirono sotto le macerie di quel palazzone crollato perchè costruito da Antonio Delli Carri con materiale di scarsissima qualità e in base ad errori nei calcoli statici della struttura. Di quattro di quelle 67 vittime addirittura non furono ritrovati i corpi: i soccorritori stabilirono che i corpi potessero essere stati cremati in un incendio che si era sviluppato nei primi minuti dopo il crollo.
Oggi come allora, Foggia estrae i suoi morti dalle macerie, allestisce camere ardenti, prega e prepara i funerali delle vittime del crollo di un nuovo edificio, anche questo polverizzatosi come fosse fatto di sabbia. Anche oggi il pm che indaga sulla nuova tragedia è lo stesso magistrato di allora, Gabriella Tavano, che - secondo le prime indagini - ipotizza che il crollo sia stato provocato da una fuga di gas.
Diversa, invece, la causa che fece polverizzare il palazzo di viale Giotto: l'inchiesta sul crollo si è conclusa con una richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura ma respinta dal gip Maria Rita Mancini, che ha individuato undici nuove piste di indagine ora all'attenzione del pm. Nella richiesta di archiviazione il magistrato accusava quattro indagati, tutti morti: il costruttore del palazzo (che abitava nello stabile e morì nel crollo), il progettista, il collaudatore ed un ingegnere che ebbe l'incarico dalla prefettura di verificare la consistenza del calcestruzzo. I reati ipotizzati sono di omicidio colposo plurimo, crollo di edificio e violazione delle leggi edilizie.
Le nuove indagini del pm Tavano, che stanno per essere ultimate, puntano su una serie di omissioni da parte di quanti, pur conoscendo il rischio di crollo dello stabile, non fecero nulla per evitare quel pericolo. Se questa ipotesi sarà confermata il baricentro dell'inchiesta si sposterà su amministratori e funzionari pubblici. Ma sulla vicenda penale incombe il rischio prescrizione dato che il palazzo è stato costruito tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta.
Il collasso dello stabile fu provocato - secondo i consulenti della Procura - dal fatto che «gli inerti, la sabbia e il cemento non erano scadenti, ma il loro confezionamento è stato disastroso, con un eccesso di sabbia ed una quantità spropositata di acqua». Inoltre, nel calcestruzzo, uno dei peggiori mai analizzati, furono trovate scatole di tonno e pupazzi in gomma. Da qui la conclusione dei consulenti tecnici, secondo i quali, la causa scatenante del crollo fu la rottura di un pilastro, nel piano interrato, probabilmente nelle adiacenze del vano scala, che avrebbe provocato un collasso strutturale a catena.













