economia e territorio
Vertenza CallMat di Matera, adesso sono in bilico 350 posti di lavoro
Attualmente circa 350 lavoratrici e lavoratori sono tutelati dal contratto di solidarietà con scadenza fissata al 30 giugno 2026
Si è concluso a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’incontro di aggiornamento sulla vertenza CallMat, alla presenza dell’Ugl Tlc con il Segretario Nazionale Luigi Le Pera, il Segretario Ugl Tlc Basilicata Pino Giordano, la RSU CallMat Cosimo D’Adamo; collegata da remoto la Regione Basilicata con la dirigente generale facente funzioni del Dipartimento Sviluppo Economico, ing. Giuseppina Lo Vecchio. Presenti inoltre CallMat e TIM. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i temi centrali della vertenza: esuberi, contratto di solidarietà e sviluppo del piano per la Basilicata. La situazione di CallMat si presenta con caratteristiche peculiari rispetto ad altre crisi del settore, ma con una medesima urgenza: trasformare disponibilità istituzionali e ipotesi industriali in atti concreti e vincolanti.
Attualmente, circa 350 lavoratrici e lavoratori sono tutelati dal contratto di solidarietà, con scadenza fissata al 30 giugno 2026. Parallelamente, è stato definito un progetto industriale per il polo lucano sostenuto da un finanziamento complessivo di circa 15 milioni di euro, di cui 10 milioni regionali e 5 milioni di cofinanziamento statale. Tuttavia, a oggi mancano ancora elementi fondamentali per rendere operativo il piano: cronoprogrammi certi, clausole attuative e tempistiche di gara.
“Il progetto esiste, ma manca l’aggancio operativo – dichiarano Giordano e D’Adamo –. La copertura finanziaria rappresenta una base importante, ma in una vertenza di servizi non si traduce automaticamente in salvaguardia occupazionale. Senza procedure di gara, assegnazioni e clausole di tutela del personale, le risorse restano una cornice e non diventano lavoro”.
Nel breve periodo, la continuità è garantita: TIM assicura volumi produttivi fino a giugno, mantenendo attivo il contratto di solidarietà. Tuttavia, il nodo cruciale si colloca oltre questa scadenza, rendendo indispensabile accelerare la fase esecutiva del progetto.
Il piano si articola su due direttrici principali: una gara affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la digitalizzazione degli archivi della pubblica amministrazione, all’interno della quale la Regione Basilicata intende inserire il progetto di dematerializzazione, inclusi gli archivi sanitari; un bando di prossima pubblicazione finalizzato alla ricollocazione dei lavoratori attraverso incentivi destinati ad aziende operanti nel settore dell’innovazione digitale.
Dall’analisi tecnica emerge come il progetto abbia subito una progressiva rimodulazione: dalla previsione iniziale di circa 20 chilometri lineari di archivi (più una quota sanitaria aggiuntiva tra Potenza e Matera), si è passati a una base immediatamente cantierabile di circa 12 chilometri, con l’obiettivo di accelerare l’avvio delle attività. Anche il perimetro occupazionale ha registrato una riduzione nel tempo, passando dai 377 lavoratori inizialmente previsti ai circa 350 attuali.
“È necessario chiudere questa transizione – proseguono Giordano e D’Adamo – passando dal progetto complessivo alla sua concreta attuazione, senza disperdere il patrimonio di competenze costruito sul territorio. Ogni ulteriore rinvio riduce le possibilità di una soluzione ordinata”.