Il caso
Matera, permessi di soggiorno agli extracomunitari venduti a 2mila euro. Gli indagati: «Tanto non rischiamo niente»
Dopo gli 11 arresti per la truffa al Decreto Flussi: nel sistema avvocati, consulenti del lavoro e sindacalisti. Un ristorante aveva chiesto di assumere 80 extracomunitari
«Lei glielo può spiegare anche in maniera papale papale. Dice: “Senti noi li facciamo venire, gli facciamo il permesso di soggiorno, dopo se tu li vuoi assumere li assumi, se non li vuoi assumere loro se ne vanno, oppure se non vogliono essere assunti se ne possono andare dove vogliono”, e noi siamo in una botte di ferro. Capisci qual è il discorso?». Il discorso è che l’organizzazione scoperta dalla Procura di Matera, che la scorsa settimana ha chiesto e ottenuto 11 misure cautelari ai domiciliari, aveva messo su un meccanismo quasi perfetto per ottenere permessi di soggiorno sfruttando il decreto Flussi: ignare le aziende, false le dichiarazioni, di vero c’erano soltanto i passaporti dei cittadini extracomunitari interessati a entrare in Italia, e i soldi che tramite i mediatori dovevano essere corrisposti a chi aveva messo su il giochino.
Uno di loro è Rocco Angelo Caponio, 58 anni, di Bari, residente a Santeramo, ritenuto dalla pm Angela Continisio e dal gip Roberto Scillitani uno dei perni centrali del sistema. È lui che in una telefonata intercettata a novembre 2024 con un avvocato non indagato spiega «papale papale» come funzionava il sistema. Ed è sempre lui che dà indicazioni a uno dei complici arrestati, Angelo Roberto Fiorentino, 59 anni, di Santeramo, su come comportarsi con i soldi. «Ma se non escono i soldi io non faccio niente Rocco, mo te lo dico bello in anticipato», dice Fiorentino. «Ti devo spiegare sto decreto com’è, le modalità, è tutto diverso. È sicuro che prendiamo i nulla osta al mille per cento (…). È normale, quando esce la ricevuta ti danno l’acconto le persone ma se non facciamo l’inserimento... che poi manco io, te lo devo andare a fare a Bari ai patronati Roberto, capito?»...