il processo
Maglie, 15enne accusato di stupro chiede il giudizio abbreviato: la violenza nei bagni della stazione
Ha preso il via, ieri mattina, l’udienza preliminare davanti al gup Paola Liaci del tribunale per i minorenni. Nei mesi scorsi era stato chiesto il rinvio a giudizio
Chiede di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato all’ascolto della presunta vittima, il presunto responsabile dello stupro di una coetanea nei bagni della stazione ferroviaria di Maglie, nell’estate di due anni fa. Ha preso il via, ieri mattina, l’udienza preliminare davanti al gup Paola Liaci del tribunale per i minorenni.
L’imputato, un ragazzo di 15 anni della provincia di Lecce, ha avanzato l’istanza attraverso il suo legale, l’avvocato Umberto Leo. Il giudice si è riservato sulla decisione ed ha rinviato l’udienza al 28 maggio.
Va detto che nei mesi scorsi, il procuratore capo della Procura per i Minorenni, Simona Filoni ed il pubblico ministero Paola Guglielmi avevano chiesto il rinvio a giudizio del giovane per violenza sessuale aggravata.
Nella vicenda, era indagato a piede libero, anche il fidanzato (a sua volta 15enne) della giovane, la cui posizione è stata archiviata. Anche lui è difeso dall’avvocato Umberto Leo.
Il fatto risale al pomeriggio del 28 luglio del 2024. La giovane vittima, in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, sulla base della denuncia sporta dalla madre della ragazzina, si era recata nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di Maglie, accompagnata da un’amica, e venne attirata nei bagni e poi stuprata da un amico del fidanzato.
La 15enne - secondo quanto ricostruito - aveva appuntamento in stazione con il ragazzino con il quale aveva una relazione da un mese: questi non avrebbe partecipato agli abusi, ma sarebbe rimasto in un locale adiacente, come avrebbe dichiarato agli inquirenti.
Soccorsa dalla madre, che aveva portato in macchina le due ragazze in stazione, la figlia delle donna venne poi condotta in ospedale dove i sanitari rilevarono l’esistenza di lesioni compatibili con gli abusi.
Fondamentale fu anche l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati, dai quali è emerso come gli indagati avessero chiesto alla vittima e alla madre più volte di non sporgere denuncia.
Ricordiamo che i carabinieri, il 26 marzo dello scorso anno, eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in una comunità educativa, per l’amico del fidanzato della vittima.
In seguito il Tribunale del Riesame presso il Tribunale per i minorenni accolse il ricorso del suo legale e rimise in libertà il 15enne. Secondo i giudici, erano venute meno le esigenze cautelari.