il caso
Lecce, assegnavano alloggi popolari nel quartiere Stadio in cambio di voti: il processo non si ferma
Il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma dei verdetti. Tra le condanne quelle degli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini e dell’ex consigliere Antonio Torricelli
Al via, con la requisitoria del sostituto procuratore generale, il processo di Appello sui presunti illeciti per l’assegnazione degli alloggi popolari nel quartiere Stadio in cambio di voti. Va avanti il processo di secondo grado, ma sull’eventuale accoglimento della richiesta delle difese, che chiedevano l’annullamento della sentenza di primo grado, poiché faceva parte del collegio giudicante anche un giudice onorario di pace, avrà un peso specifico la decisione delle sezioni unite della Cassazione su un caso simile, attesa per il 28 maggio.
Tra le condanne dei giudici in composizione collegiale quelle degli ex assessori Attilio Monosi (condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione) e Luca Pasqualini (5 anni) e dell’ex consigliere d’opposizione Antonio Torricelli (4 anni).
Nell’udienza di ieri davanti alla Corte d’Appello di Lecce (presidente Teresa Liuni) è stato stabilito che il processo andrà avanti regolarmente e il 17 giugno e 7 ottobre del 2026 prenderanno la parola i legali degli imputati.
Poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio e decideranno, anche sulla scorta di quanto stabilito dalla Cassazione, se accogliere il ricorso delle difese e dunque se disporre l’annullamento della sentenza di primo grado. E in questo caso il processo potrebbe ripartire da zero. In caso contrario, verrà emessa la sentenza di appello.
Nell’udienza di ieri ha preso la parola il sostituto procuratore generale Imerio Tramis, che ha chiesto la conferma della sentenza primo grado. Non solo: ha chiesto anche il rigetto dell’appello del pm, riguardante tra gli altri aspetti il riconoscimento del reato di associazione a delinquere e il no all’assoluzione per una vicenda di presunta corruzione che coinvolgeva l’ex assessore Monosi e un’imputata. E, ancora, l’accoglimento del ricorso, in merito ad altri reati per i quali la Procura aveva chiesto in primo grado la condanna.
Nel maggio dello scorso anno furono emesse 12 condanne per i reati di falso e peculato per distrazione. Sul banco degli imputati comparivano 23 persone. Alcuni imputati furono assolti o prosciolti per prescrizione.
Gli avvocati difensori, nelle motivazioni del ricorso in Appello, hanno sostenuto che «il giudice onorario di pace non può essere destinato ai collegi chiamati a decidere su reati come tentata violenza privata e lesioni aggravate dal metodo mafioso». Motivo per cui, sostengono, «la decisione è da ritenersi nulla per tutti i reati oggetto della decisione» e, di conseguenza, per tutti.
Il ricorso del pm Massimiliano Carducci riguarda invece il mancato riconoscimento del reato di associazione a delinquere, poiché si fa riferimento nell’inchiesta a una struttura organizzata finalizzata al controllo del consenso elettorale attraverso la gestione illecita degli alloggi, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016-2017.
Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Corleto, Ivana Quarta, Amilcare Tana, Luigi Covella, Riccardo Giannuzzi, Luigi e Roberto Rella.