CRONACHE DA PALAZZO

Referendum sul potenziamento del filobus, ora arriva il ricorso al Tar di Lecce

gaetano gorgoni

Il Comitato affida a uno studio legale il compito di contrastare il «no»

La battaglia sul referendum per il potenziamento del filobus entra in una nuova fase e si sposta dalle sedi istituzionali alle aule della giustizia amministrativa. Dopo aver ottenuto il verdetto definitivo della commissione tecnica, che ha dichiarato inammissibile la proposta referendaria, il Comitato promotore ha affidato a uno studio legale cittadino il compito di valutare e avviare il ricorso contro gli atti dell’amministrazione comunale. L’obiettivo è ottenere l’annullamento dello stop e riaprire la strada alla consultazione popolare su uno dei progetti più discussi degli ultimi mesi.

Nel mirino del Comitato referendario finiscono la delibera n. 221 del 28 maggio 2025 e le successive determinazioni del Consiglio comunale. I promotori rivendicano la necessità di difendere il diritto dei cittadini a esprimersi su un intervento ritenuto destinato a incidere in modo significativo sull’assetto della mobilità urbana e sul volto della città: «Se il sindaco e la maggioranza perseguono i propri progetti, il Comitato non può girarsi dall’altra parte davanti all’ansia di partecipazione dimostrata da migliaia di leccesi che vogliono pronunciarsi su un’opera considerata inadeguata, superata e non coerente con l’obiettivo di rendere più snella la circolazione».

Il Comitato ribadisce di non essere contrario alla modernizzazione del trasporto pubblico, ma alla scelta del sistema filoviario e alla realizzazione di nuove linee e infrastrutture con relativi pali: «Se l’amministrazione avesse deciso di potenziare il servizio urbano con autobus elettrici, come avviene in molte città, anche vicine, non ci sarebbe stata alcuna mobilitazione. Chiediamo soluzioni moderne, flessibili e meno impattanti».

Parallelamente all’iniziativa legale, i promotori annunciano una nuova fase di mobilitazione. Sono previsti incontri pubblici e momenti di informazione che culmineranno in una manifestazione cittadina fissata per domenica 29 marzo, scelta per non sovrapporsi agli appuntamenti locali legati al referendum nazionale sulla giustizia.

Di segno opposto la posizione della maggioranza. «Non è il sindaco o la politica a bocciare il referendum, ma la commissione tecnica, che ha rilevato profili di illegittimità e incongruenza tra statuto e regolamento comunale - afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Pasquino -. Il quesito è stato giudicato equivoco e non coerente con l’atto che si intende abrogare e riguarda solo il filobus, che rappresenta una parte limitata di un progetto infrastrutturale molto più ampio».

Secondo la maggioranza, la proposta presentava anche criticità sotto il profilo economico e procedurale. «La commissione ha evidenziato il rischio di potenziale danno erariale e ha chiarito che non è possibile indire un referendum abrogativo su atti di giunta o del sindaco, su una semplice richiesta di finanziamento», conclude Pasquino, sottolineando che la decisione è frutto di una valutazione tecnica e non politica.

Lo scontro entra ora nella sua fase più delicata e decisiva. Saranno i giudici amministrativi a stabilire se esistono i presupposti per riaprire il percorso referendario e consentire ai cittadini di esprimersi direttamente. Si tratta dell’ultima possibilità per il Comitato referendario di salvare le oltre settemila firme raccolte: se dovesse fallire, dovrà attendere la delibera del Consiglio comunale per tornare a raccogliere le firme.

Privacy Policy Cookie Policy