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Lecce, tentano truffa a una 96enne col trucco del finto carabiniere
Nel mirino una donna di 96 anni residente nel capoluogo. Chiesti i dati alla vittima con la scusa di consegnare una raccomandata. A evitare il peggio è stata la prontezza della badante, di origini rumene, che ha intuito l’inganno e lo ha sventato
«Buongiorno signora, sono un maresciallo dei carabinieri. Devo consegnarle una raccomandata, ma sono lontano e ho bisogno di confrontare telefonicamente i suoi dati con quelli in mio possesso». È iniziata così l’ennesima variante delle truffe agli anziani in casa, tornata a colpire Lecce e provincia. Nel mirino una donna di 96 anni residente nel capoluogo. A evitare il peggio è stata la prontezza della badante, di origini rumene, che ha intuito l’inganno e lo ha sventato. Anche lei è stata contattata dal finto maresciallo: ha risposto con lucidità, annunciando che avrebbe immediatamente avvisato i figli dell’anziana e denunciando apertamente la truffa. A quel punto l’uomo ha interrotto la comunicazione e il numero di cellulare utilizzato ha poi smesso di squillare. La badante ha sporto denuncia ai carabinieri di Lecce.
Ma se questo colpo è sfumato, altri continuano ad andare a segno, nonostante la stretta delle forze dell’ordine. Negli ultimi mesi sono stati individuati numerosi truffatori ed è stata rafforzata la campagna di prevenzione, realizzata in collaborazione con Prefettura, Comuni, polizie locali, scuole, parrocchie e presidi territoriali. Emerge però un quadro sempre più strutturato: in azione ci sono vere e proprie “batterie” specializzate, gestite da vertici ben organizzati e composte da squadre operative fisicamente stanziate tra Lazio, Sicilia e Campania. È soprattutto da quest’ultima regione che, nella maggior parte dei casi, sembrano partire le operazioni.
Se un coinvolgimento diretto della camorra o di altre organizzazioni mafiose non è stato ancora accertato, è considerato certo dagli investigatori che la criminalità organizzata sia quantomeno a conoscenza del fenomeno: ammesso che non ne gestisca direttamente i flussi, resta il sospetto che qualcuno debba comunque pagare “il punto”, ovvero una quota per poter operare sui territori.
Quanto ai complici locali, è ormai assodato che esistano e che conoscano vita, abitudini e fragilità delle vittime. In alcuni casi è stato verificato che gli anziani truffati siano stati agganciati nei mercati rionali: la quantità di spesa effettuata, la disponibilità di denaro contante, la difficoltà nel trasportare borse pesanti perché soli o affaticati diventano informazioni preziose, poi girate alle bande pronte ad agire. Proprio grazie alla crescente attività di prevenzione accade sempre più spesso che le potenziali vittime, o chi è loro vicino, riescano a dubitare e chiedere aiuto. Ma l’allarme resta alto.