L'intervista

Così cambia il lavoro pubblico per attirare i giovani laureati

Alessandra Colucci

Vito Leccese: c’è un’emorragia verso i privati, in Puglia più che altrove ma ora il contratto offre nuova centralità ai dipendenti degli Enti locali

BARI - Lo scorso 19 ottobre (tecnicamente era ancora insediato il Governo Draghi) il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, nei giorni scorsi la stipula in via definitiva. Vito Leccese, capo di Gabinetto del Comune di Bari e componente del Comitato di indirizzo e di controllo Aran (l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni) ne spiega le novità.

Quanti sono i dipendenti interessati dal nuovo contratto?

«Parliamo di quasi 500mila persone in Italia, tra dipendenti delle Regioni, dei Comuni, delle Città metropolitane e delle Province, in particolar modo il personale dei Comuni è la platea più consistente, sono quasi 430mila dipendenti».

Quali sono le novità?

«Siamo intervenuti sull’ordinamento professionale, quindi è stato profondamente riformato il vecchio modello che risaliva al contratto del 1999, introducendo la possibilità di nuove figure professionali, soprattutto quelle di elevata qualificazione, sono figure professionali che dovrebbero essere all’altezza della sfida che viene assegnata ai Comuni, soprattutto in relazione al Pnrr e al fatto che i Comuni ormai rappresentino più del 25% delle stazioni appaltanti in Italia. Poi cambia dal punto di vista dell’incremento stipendiale che non è purtroppo all’altezza dell’attuale costo della vita, però è pur sempre un elemento significativo perché parliamo di un aumento medio di circa 100 euro mensili per 13 mensilità. Ovviamente avranno gli arretrati a partire dal 2019 e si aggirano intorno ai 2000 euro complessivi».

Una boccata di ossigeno per il comparto...

«Stiamo parlando di un comparto che è sempre stato un po’ la Cenerentola del pubblico impiego, rispetto alle funzioni centrali che hanno condizioni economiche e ordinamentali più favorevoli, per questo noi guardiamo con grande soddisfazione al fatto che si sia riusciti a chiudere il contratto. La particolarità rispetto al passato è che è un contratto la cui negoziazione è avvenuta tutta da remoto».

Cioé non ci sono stati i tradizionali tavoli di trattativa? È stato più difficile?

«Paradossalmente è stato molto più semplice perché la negoziazione è stata fatta con la parte datoriale rappresentata dall’Aran e quella dei lavoratori dalle organizzazioni sindacali, che normalmente nel confronto puntano soprattutto allo sfinimento della controparte. Da remoto è stato più semplice».

Nell’immaginario collettivo il dipendente pubblico, a tutti i livelli, è sempre quello che lavora poco, che non si impegna. Come si sfata questo luogo comune?

«Innanzitutto parliamo di uno stereotipo degli anni ‘70-‘80, ora il pubblico dipendente, soprattutto in virtù delle capacità gestionali che gli vengono richieste, è diverso. Anche lo stesso ministro Brunetta, che nella sua prima esperienza nel governo Berlusconi era stato ministro della Funzione pubblica, aveva utilizzato molto questo stereotipo. Al contrario, in questa sua nuova esperienza nel Governo Draghi, ha puntato molto alla riqualificazione e alla centralità che ha il pubblico dipendente nelle risposte che l’amministrazione pubblica deve dare».

La Funzione pubblica attira ancora i giovani?

«Registriamo un’emorragia dei dipendenti dal pubblico verso il privato, paradossalmente soprattutto a Bari e in Puglia abbiamo tanti giovani laureati che, pur vincendo i concorsi nella pubblica amministrazione, alla fine accettano il lavoro nelle aziende private perché il trattamento economico non è ancora adeguato così come l’ordinamento professionale non è adeguato alle competenze che loro acquisiscono nel loro corso di studio. Negli ultimi tempi abbiamo avuto grosse difficoltà a mantenere in servizio i giovani laureati».

Dunque il posto fisso non attira più come una volta?

«No, non più. Il paradosso rappresentato da Checco Zalone non è più di attualità».

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