Domenica 25 Settembre 2022 | 00:56

In Puglia e Basilicata

Green economy

Puglia, il governo rilancia la corsa delle rinnovabili energia: il primato del Gargano

Puglia e Basilicata sul trono nazionale nella produzione di energie rinnovabili

L'impegno di Puglia e Basilicata nelle energie rinnovabili

Da dicembre autorizzati 30 grandi impianti: stop ai veti localila crisi degli approvigionamenti

17 Settembre 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - Non più tardi dello scorso marzo Legambiente aveva censito quasi 400 progetti di impianti a energie rinnovabili bloccati sul territorio della Puglia. Ma da dicembre a ieri il governo Draghi ne ha sbloccati circa 30, tutti di grande taglia, anche attraverso una norma di semplificazione inserita nel decreto Aiuti che taglia fuori - nei fatti - sia gli enti locali che le Soprintendenze.

È un effetto, prevedibile, della strategia nazionale che punta a diversificare le fonti di approvvigionamento. E che ieri ha portato il Consiglio dei ministri a dare l’ok a sei nuovi impianti (4 in Puglia, uno in Basilicata, uno in Sardegna), dopo che il 28 luglio ne erano stati autorizzati altri 11 (8 in Puglia, 3 in Basilicata). Da dicembre il totale degli impianti sbloccati ammonta, appunto, a circa 45, con una media di cinque progetti esaminati al mese. La novità è che il via libera di Palazzo Chigi, in base a una norma di maggio (decreto legge 50), sostituisce il procedimento di Valutazione di impatto ambientale. Lo stesso provvedimento ha anche ridotto di un terzo i termini per le procedure di autorizzazione, e ha ampliato le aree idonee per l’installazione, praticamente tutto il territorio ad eccezione delle zone tutelate e delle loro aree di rispetto. I progetti che ricadono nella competenza statale sono quelli di grande taglia (oltre i 30 MW per l’eolico, oltre i 10 MW per il fotovoltaico), gli stessi su cui normalmente si concentrano le obiezioni in sede locale e quelle delle Soprintendenze. Non è infatti casuale che il provvedimento di autorizzazione venga adottato in Consiglio dei ministri, perché è qui che si fa sintesi tra le proposte del ministero della Transizione ecologica (Ambiente) e le obiezioni del ministero della Cultura, che con il procedimento normale portano all’attivazione di conferenze di servizi dalla durata infinita.

Oltre a questo, le norme volute da Draghi hanno allungato (fino a tre anni) la validità dei permessi, anche per tenere conto della difficoltà di reperimento di pale eoliche e pannelli fotovoltaici. I progetti localizzati in Puglia sono mediamente di grande taglia, anche se spesso si tratta di proposte sottoscritte da sviluppatori che vengono poi vendute sul mercato o che comunque devono poi trovare i finanziamenti necessari: anche questo spiega poi i tempi lunghi per l’attivazione, che dipendono pure dalle difficoltà di connessione alla rete elettrica nazionale. È il caso ad esempio del Gargano, una delle zone a più alta ventosità d’Italia, dove la rete di trasmissione è ormai satura e costituisce un collo di bottiglia allo sviluppo delle energie rinnovabili. E non solo per i nuovi impianti, ma anche per il «revamping» di parchi che hanno superato il decennio di vita e nei quali le pale devono essere sostituite con modelli più moderni, capaci di produrre anche il doppio o il quadruplo dell’energia nello stesso periodo di funzionamento.

Per liberarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili e soprattutto dalla Russia, entro il 2030 l’Italia dovrà installare almeno 80 GW di nuovi impianti a energia rinnovabile. Da dicembre, ha spiegato ieri Draghi, i progetti autorizzati complessivamente sono 45 per una potenza installata pari a 2.185 MW (2,1 GW). Altri 14 dovrebbero essere sbloccati prima dell’insediamento del nuovo governo. Nel frattempo però da qualche settimana la centrale Enel di Cerano è tornata a produrre al massimo della capacità, con i tre gruppi termoelettrici rimasti (un quarto è stato dismesso). Ma Enel ha anche presentato un progetto avveniristico, che ha già ottenuto il parere positivo della Regione, e che prevede l’installazione di un parco batterie per lo stoccaggio dell’energia: servirà a stabilizzare l’erogazione, ma anche a supportare lo sviluppo del fotovoltaico previsto dopo il 2025 nell’area della centrale.

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