Il punto del direttore
Le lezioni impartite dai salotti radical chic
La Gazzetta non ha fatto altro che il suo mestiere, raccontare la città: il fatto che intere porzioni di quartieri stiano diventando zone in cui risiedono più stranieri che italiani, non può essere bollato come racconto fascista
La Gazzetta riserva sempre grande attenzione ai quartieri di Bari, spesso per dimensioni vere e proprie città nella città, con tutti i problemi, le attese, i sogni, i progetti del caso. Negli ultimi giorni ci siamo occupati del Libertà, registrando quello che c'è (e naturalmente anche quello che manca), con l'ascolto dei principali protagonisti della vita di quartiere.
Il racconto - professionale e ancorato solidamente alla realtà dei fatti - non è piaciuto al dirigente regionale Vitandrea Marzano, tipico esponente di quella gauche barisienne tutta salotti radical chic e Rosa Marina che da 20 anni governa Bari (verrebbe da pensare a sua insaputa), il quale invece di offrire un suo contributo al dibattito avviato dalla Gazzetta, ha preferito, non si sa bene da quale cattedra, impartire una lezione di giornalismo, bollando l'articolo della collega Rosanna Volpe come «un coacervo di luoghi comuni e stigmi xenofobi, sotto il profilo linguistico». Nientedimeno.
In attesa di capire se la nuova occhiuta governance della Regione Puglia abbia diramato una policy social che permette ai suoi dipendenti di marchiare con lo stigma di xenofobo, dandolo in pasto alla fauna che frequenta e fomenta i social network - chi ha solo la colpa di scrivere quello che c'è in alcune zone della città e se eventualmente quella è la posizione dell'intero ente, invitiamo il dirigente Marzano a impiegare il suo tempo più che a fare il professore sui social, distribuendo patenti di democratico o di razzista dal suo personalissimo osservatorio, a svolgere al meglio l'incarico di dirigente della sezione sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni ed antimafia sociale, pagato con soldi pubblici.
Si accorgerebbe, alzando un attimo lo sguardo dallo smartphone o dal monitor del personal computer del suo ufficio, e se non chiediamo troppo facendosi un giro per Bari, oltre il quadrilatero fatto di spritz e uascezze, che la Gazzetta non ha fatto altro che il suo mestiere, raccontare la città, e che il fatto che intere porzioni di quartieri stiano diventando zone in cui risiedono più stranieri che italiani, non può essere bollato come racconto fascista ma, richiederebbe, invece di una lezione di giornalismo o di presunta democrazia, interventi concreti proprio dagli uffici che dirige.
Prima che sia troppo tardi e prima che le analisi fatte a tavolino vengano superate e smentite dai fatti.