Il punto del direttore
La Puglia al bivio tra crescita possibile e desertificazione
Dal 7 gennaio Antonio Decaro sarà ufficialmente il presidente della Regione Puglia.
Dal 7 gennaio Antonio Decaro sarà ufficialmente il presidente della Regione Puglia. Eletto a seguito delle elezioni del 23 e 24 novembre, Decaro potrà finalmente passare dal dire al fare, dai social agli atti amministrativi, nominando la sua squadra di governo e affrontando i problemi principali che attanagliano la Puglia. L’eredità che gli lascia Michele Emiliano non è disastrosa, tutt’altro, ma il lavoro da fare è tanto, specie in settori come la sanità dove a fronte di imponenti realizzazioni immobiliari – il nuovo ospedale di Taranto tra tutte - c’è una gravissima carenza di personale per ovviare alla quale servono soldi e tempo, giacché la formazione di un medico o di un infermiere professionale richiede anni. Va pianificata, oltre lo slogan “un mare a sinistra” monco del “mare a destra” che pure bagna la Puglia, una operazione “tornanza” basata su offerte strutturalmente fondate per convincere i nostri figli laureatisi altrove a tornare nella propria terra a lavorare, pena una desertificazione demografica, oltre che affettiva, dagli esiti imprevedibili.
Complessivamente, il 2026 in Puglia si prospetta come un anno di consolidamento e crescita strutturale, con forte slancio nel turismo esperienziale, promozione dei prodotti locali, partecipazione globale delle imprese, e riconoscimenti culturali e sportivi che aumenteranno potenzialmente l’attrattività regionale su scala internazionale.
Nel dettaglio, alcune analisi indicano una possibile crescita delle imprese pugliesi fino al 6 % nel 2026, con Bari e provincia a trainare l’economia regionale. Nodale sarà la transizione ambientale, energetica e industriale dell’Ilva di Taranto, del polo di Brindisi e di tutte le imprese manifatturiere: la Puglia non può fare a meno dell’industria.
Per il turismo è prevista crescita e diversificazione: dopo un aumento di turisti nel 2025 (+11,8 % nelle presenze rispetto al 2024), è atteso un consolidamento nel 2026 con turismi più esperienziali e sostenibili, come dimostrato dall’interesse per esperienze legate all’olio extravergine e al turismo lento e sostenibile: itinerari rurali, cammini, visite alle masserie e turismo stagionale più diffuso sull’intero territorio sono trend emergenti per il 2026. In particolare, le attese indicano un maggiore focus su turismo gentile, sostenibilità reale e autenticità dell’esperienza, dove non solo i numeri ma la qualità dell’accoglienza diventa centrale. Report giornalistici e analisi internazionali indicano peraltro una forte crescita dell’interesse per il mercato immobiliare pugliese — con prezzi e richieste in aumento, soprattutto per immobili di charme come trulli, masserie e ville costiere — rendendo il territorio pugliese una meta interessante anche per investitori stranieri.
Quest’anno, poi, la Puglia sarà “Regione Europea dello Sport 2026”: un titolo ufficiale che apre la strada a programmi sportivi, eventi e valorizzazione di discipline e infrastrutture sportive su scala territoriale, con focus centrale sui Giochi del Mediterraneo che si terranno a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre. In riva allo Jonio sono attesi circa 4.500 atleti provenienti da nazioni del bacino del Mediterraneo, il programma comprende circa 28 sport e oltre 200 eventi competitivi. I Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 rappresentano molto più di una semplice manifestazione sportiva: per Taranto e il suo territorio possono essere un volano di opportunità economiche, sociali, infrastrutturali e di immagine con impatti durevoli oltre l’evento stesso.
Con un sistema aeroportuale finalmente basato su 4 pilastri e non più unicamente baricentrico, collegamenti ferroviari all’altezza della modernità e strade in grado di sopportare il traffico e non di ostacolarlo, le prospettive di sviluppo potranno concretizzarsi sul serio.
Non dipenderà tutto dalla Regione ma molto sì. Saremo attenti e vigili e non saremo più buoni come spesso si sente dire o promettere agli inizi di ogni anno. La Gazzetta sarà quello che deve essere: un giornale che racconta tutti i fatti che sa; valorizza la storia, le tradizioni e le persone del luogo, contribuendo al senso di appartenenza e alla memoria collettiva; vigila sull’operato delle istituzioni locali (amministrazioni, scuole, aziende pubbliche), favorendo trasparenza e responsabilità; offre spazio a opinioni, lettere, segnalazioni e dibattiti, diventando un punto di confronto pubblico; sostiene l’economia locale, dando visibilità a imprese, associazioni ed eventi.
In un’epoca dominata dai social e dalle notizie globali, la nostra Gazzetta resta un presidio di informazione affidabile e di prossimità, capace di raccontare la realtà quotidiana con attenzione e responsabilità.
Buon 2026, noi siamo pronti.