Icaro
La famiglia Durrell, scrittori di mare
Libri per esplorare
In Regno Unito le copertine sono mediamente più fantasiose e colorate di quelle italiane, che, come per molte cose della cultura in Italia, sono seriose, asciutte e assolute o non sono. Il bianco Einaudi, quel candore che ti fa sentire subito più colto – c’è un esilarante pezzo di Edmondo Berselli su questo, credo in Venerati Maestri ma vado a memoria – o l’aniconica collana Piccola Biblioteca Adelphi, che negli anni dell’Università portavi in mano con fierezza.
Uno dei primi incontri letterari, quando sono arrivata qui a Londra, è nato da una copertina azzurra e bianca, con una cupola blu stilizzata e un titolo bold. Un po’ kitsch, a rivederla oggi (ma sarà ancora l’effetto del candore biancoeinaudiano).
Così ho conosciuto i Durrell, famiglia di scrittori e di viaggiatori. Lawrence prima e Gerald dopo.
Sarà che a settembre, arrivata a Londra per rimanerci e con la prospettiva di rivederlo a Natale, il mare mi mancava già, ho preso in mano la più recente edizione di The Greek Islands di Lawrence Durrell, pubblicato per la prima volta nel 1978. Senza sapere cosa aspettarmi, ho trovato un libro incandescente, come lo marchia a fuoco André Aciman, che in comune con l’autore britannico ha Alessandria in Egitto, città che segnerà Lawrence Durrell e dove ha fine il suo primo matrimonio.
Io e Lawrence abbiamo invece in comune un amore irrinunciabile per le isole e per il Mediterraneo. Sarà anche un pregiudizio, ma tant’è: mai avrei potuto immaginare di trovare in un uomo cresciuto e educato a Londra la capacità di parlare così bene di isole e di mare. Un pregiudizio motivato, vista la scarica di immagini e video tratti dalle vacanze estive, di turisti (inglesi, tedeschi o italiani che siano) che inquadrano gli stessi posti, gli stessi angoli. Siamo tutti sufficientemente esausti di questo appiattimento dei viaggi, che ci porta tutti negli stessi posti, a fare le stesse cose, dunque cosa aspettarsi da un inglese che viaggia nelle Isole Greche?
I lettori appassionati come me - i libri sulle isole, insieme ai soggiorni nelle isole sono le uniche cose che enumero e colleziono– trovano invece in questo volume un’infilata di dettagli e panorami che solo sei mesi di aspettativa retribuita possono regalare loro.
Mentre sull’eleganza della prosa di Lawrence non c’è da aggiungere molto – niente cose come “il manto di stelle” - sorprende avere tra le mani un vero catalogo di posti che ancora adesso conosciamo poco, anche noi ragazzi di oggi, noi delle foto patinate dei post sponsorizzati, noi del terrorismo dell’overturism. Posti come Seriphos, Siphnos, Kimolos, Amorgos e, ancora, le Sporadi, Castelorizo, Tilos, da cercare su internet.
Lawrence era, e lo è ancora nel 2025, un formidabile viaggiatore. «Nessuno mai viene a Citno, perché ci sei venuto?» chiede un abitante di questa piccola isola delle Cicladi a Lawrence appena sbarcato, nel 1977. «Se non fosse circondata da isole così importanti potrebbe riuscire a instillare un po’ di charme (e ne ha di charme) nelle menti di quei viaggiatori che la paragonano a Naxos o a Santorini, che fanno parte dello stesso arcipelago. È ingiusto ma così va il mondo».
Molta della produzione di Lawrence è stata dedicata a Corfù, di cui ci parla anche il fratello minore di Lawrence, Gerald, che nel 1956 pubblicherà il fortunato La mia famiglia e altri animali pubblicato in Italia da Adelphi nel 1990.
Quanto a The Greek Islands, che ancora possiamo leggere solo in inglese, se di Corfù abbiamo conosciuto tutto o preferiamo non conoscere nulla, vista la ressa estiva, e soprattutto se là dove c’era l’erba dei Durrell ora c’è una spianata di pietra con piscina, restano utili i ricordi di un’isola vissuta prima di essere invasa dal colonialismo cheap dei b&b.
Nella prefazione, quasi in un impeto di preveggenza – e un po’ di compassione, forse - per noi lettori e lettrici del XXI secolo, il viaggiatore Lawrence scrive: «Lo so che siete pieni di guide, ma questa è la mia guida personale». Se siamo davvero in cerca di posti sconosciuti ma questo non è più realmente possibile visto che tutto il mondo è stato scoperto, non ci resta che fermarci a casa e rifare tutto daccapo, con i mezzi che abbiamo: quelli letterari.