Icaro
La musica “papale”
Suggestioni tra le note
La figura del Papa? Nei secoli ha ispirato non solo trattati teologici, encicliche e opere d’arte, ma anche composizioni musicali di straordinaria suggestione. Dall’età barocca fino alla contemporaneità, la «musica papale», se così può dirsi, ha assunto molte forme: inni solenni, oratori celebrativi, brani liturgici, ma anche canzoni popolari e interventi cantautorali che ne hanno esplorato aspetti più terreni. Nel periodo barocco, con Roma al centro della cristianità, la musica era strumento di potere e splendore, e diversi compositori furono chiamati a creare opere per celebrare la figura papale. Fra tutti spicca il presbitero e cantore romano Gregorio Allegri (1582-1652), con il Miserere mei, Deus (1630 circa), composto per le funzioni della Settimana Santa nella Cappella Sistina. Sebbene non sia dedicato a un Papa in particolare, il brano - destinato esclusivamente all’uso pontificio - è legato a doppio filo alla liturgia papale. Talmente prezioso era il manoscritto che fu proibita la sua copia fino a quando un giovane Mozart, durante una visita a Roma nel 1770, lo trascrisse a memoria dopo un solo ascolto, contribuendo alla sua straordinaria diffusione.
Un secolo dopo Allegri, Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736) compose il celebre Salve Regina in do minore (1736), eseguito in onore del Papa, e più in generale delle celebrazioni mariane che avevano un ruolo centrale nella devozione romana. Ma è con il papato di Clemente XI (1700-1721) che si intensifica il ricorso alla musica come strumento di glorificazione. A lui furono dedicati diversi Te Deum, tra cui quello di Marc-Antoine Charpentier (1692), scritto per la corte francese ma più volte riproposto in ambito pontificio per la sua imponenza.
Nel XIX secolo, l’aspetto celebrativo si affianca a quello politico. Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni (1862) include una citazione indiretta all’autorità papale, come parte dell’identità italiana, seppur in un contesto patriottico e unitario che non sempre fu ben visto in Vaticano. Il rapporto fra il mondo laico e quello ecclesiastico era infatti attraversato da tensioni, e la figura del Papa, in particolare quella di Pio IX, diventava spesso anche bersaglio simbolico del cambiamento politico. Con il XX secolo, la musica liturgica cambia volto. Lorenzo Perosi, direttore della Cappella Sistina dal 1898, compose numerosi oratori e messe per i Pontefici, segnando la transizione verso una musica sacra più sobria e spirituale. Suo è l’Inno a San Pietro (1904), dedicato a Pio X, che ne fu grande sostenitore.
Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, poi, la musica divenne definitivamente strumento di comunicazione globale. Celebri furono i concerti in Vaticano, come quello diretto da Leonard Bernstein nel 1988, o l’uso di brani contemporanei durante le Giornate Mondiali della Gioventù. Persino in Abbà Pater (1999), un album musicale pubblicato da Sony Classical e prodotto da Radio Vaticana, Giovanni Paolo II recita preghiere in diverse lingue, accompagnato da musiche composte da Mons. Marco Frisina, autore prolifico di colonne sonore liturgiche che ancora oggi risuonano in tutte le chiese italiane. Oggi molte canonizzazioni, sinodi e visite apostoliche sono spesso accompagnate da musiche originali: basti pensare all’Inno per Papa Francesco, composto sempre da Marco Frisina nel 2013, o all’uso della musica pop e gospel durante le udienze in Aula Paolo VI.
Una citazione, presa dal cantautorato italiano, la cogliamo da Francesco De Gregori: nella bellissima San Lorenzo, contenuta nell’album Titanic (1982), si narra del bombardamento statunitense del quartiere romano di San Lorenzo, avvenuto il 19 luglio 1943. Qualche giorno dopo Papa Pio XII visitò il quartiere colpito dalle bombe, e in una delle strofe, De Gregori descrive un’immagine potente e simbolica: «E il Papa la mattina da San Pietro, uscì tutto da solo tra la gente, e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali, sembrava proprio un angelo con gli occhiali».