Paura di volare?

Quelle maledette ali: un Labirinto di grane

Pasquale Bellini

PAURA DI VOLARE?

Personaggi:

Minotauro

(che non parla, essendo morto)

Pasifae

Dedalo

Icaro

 

Torre del Palazzo di Cnosso

detto il Labirinto

 

Pasifae (guardando il Minotauro)

Io glielo avevo detto a questo povero figlio mio. Povero e sfortunato. Glielo avevo detto, dai retta a mamma, smettila una volta per tutte con questa dieta tutta di carne, di carne umana per giunta. Che poi si sa che fa malissimo. Ecco che ti arriva uno di questi ateniesi, sempre con la loro fissazione di esportare insieme la democrazia e la dieta mediterranea, questo Teseo qua, ecco che me lo fa a pezzi e me lo ammazza, il poverino. Mostro poi! Non esageriamo. E che sarà mai una testa da toro, suvvia! Non bastava quel fissato, quel geloso e vendicativo di Minosse, mio marito, che me lo ha tenuto rinchiuso in questo schifo di palazzo, questo incasinato Labirinto per turisti qua a Cnosso. Ci si è messa pure l’Arianna, l’altra figlia mia, che poi sarebbe la sua quasi sorella, del Minotauro, quella diciamo più regolare, ad aiutare quel maledetto Teseo che me lo ha ucciso, povera stella. Quella scema della Arianna gli ha dato anche il gomitolo col filo per uscire di qui, e in più se n’ è scappata con l’ateniese, brutta traditrice, zoccola e falsa, tutta suo padre Minosse! Ma già, che poi io che lo dico a fare a lei, caro il mio ingegner Dedalo, che proprio lei lo ha costruito ‘sto Labirinto? Anzi, ora che mi ricordo, fu sempre lei, da bravo ingegnere, a fabbricare anche quella installazione a forma di vacca bianca, quella dentro cui mi ci infilai e dove avvenne il fattaccio mio col toro! Fattaccio poi, una fantasia, un sogno fu, un sogno erotico come se ne fanno tanti. Bah, mai dare retta ai sogni, caro ingegnere. Io per un sogno sbagliato di tanti anni fa, non solo mi sono rovinata la vita, ma l’ ho rovinata a questo povero ragazzo. O toro che sia, non stiamo a sottilizzare.

Dedalo

Signora, pardon regina, qui le chiacchiere stanno a zero. Inutile rivangare il passato. Faccio notare che ormai sono anni e anni che io e il mio ragazzo, Icaro, siamo chiusi qua dentro senza possibilità di fuga, visto che ho anche perso le piantine originali. Tra l’altro faccio sommessamente notare che non sono stato neanche pagato dal suo riverito marito, nonché re di Creta, il Minosse. Ora c’ è di nuovo che io e mio figlio Icaro ce la squagliamo da questa isola del cacchio e da questo schifo di Labirinto, maledetto a me che l’ ho progettato e costruito. Ma ecco qua, siore e siori, ecco qua delle bellissime pariglie di ali: osservare, tecnica egiziana, con piume di uccello robustissime, assemblate con cera d’api di prima scelta, ali leggere e praticissime. Si vola via che è un piacere! Le provi!

Pasifae

Fossi matta. Lasci perdere ingegnere, mi è bastata quella vacca di legno e stoffa da lei costruita tanti anni fa. Non ha fatto una buona riuscita, almeno per me. E poi io avrei, come dire, “paura di volare”. Questa poi devo averla letta da qualche parte!

Icaro

Scusa papà. Non per dare ragione alla signora, pardon alla regina, ma anche a me questa faccenda di volare via con delle ali appiccicate con la cera non mi pare buono. Non sarà un tantino pericoloso? E se la cera si scioglie e, come dire?, la processione non cammina, anzi siamo noi che non camminiamo e precipitiamo giù giù, nel mare?

Dedalo

Stupidaggini, sono ali solidissime, tecnologia egiziana. Lei signora, pardon regina, faccia un po’ come le pare. Noi partiamo caro Icaro, volere è volare, come dice il poeta! E poi basta non avvicinarsi troppo al sole.

Icaro

Ecco, lo vedi, lo sapevo che c’è una qualche controindicazione! E ti pareva. Io poi qui non ci stavo tanto male: sole, bagni, falò sulla spiaggia, uzo, sirtaki, qualche acchiappo! Il labirinto è bello grande e capita sempre qualche sorpresa dietro l’angolo. Mannaggia a questa faccenda del patriarcato! Fatto sta che bisogna sempre ubbidire ai padri, ai caporali e ai capiservizio. E va buono! Eppure io mi sento qualcosa, ho come un brutto presentimento, son sicuro che andrò a finire sul giornale!

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