educazione civica

Bari a scuola scattano divieti e «consigli»

Novità con l'inizio dell'anno. Il preside dello Scacchi: no passeggiate nei corridoi al cambio d'ora, questa non è via Sparano

di FRANCESCO PETRUZZELLI

Nulla di specifico sul divieto di jeans strappati, canotte, ciabatte e scollature osé. Più che a un decalogo da dress code, si ritorna tutti in classe e in molti istituti superiori ci si affida al buonsenso. Dei genitori, ma soprattutto degli stessi studenti.

Banditi come sempre telefonini, tablet e smartphone per il divieto 2.0 di ricevere e inviare telefonate, sms, whatsappate e «cinguettii» durante le lezioni, ma anche consultarli durante le temutissime prove di matematica, latino, greco e lingue straniere. La tecnologia è ammessa solo per finalità didattiche, concordate con il docente.

Ancora, sulla lista nera finiscono, come sempre, le sigarette in tutte le sue forme, da quella tradizionale a quella elettronica. Una boccata non è nemmeno consentita nei cortili interni o su balconi e finestre (vale anche per docenti e personale Ata, gli impiegati tecnico-amministrativi). Insomma, ricomincia l’anno scolastico e in molte scuole di Bari vengono stilati veri e propri codici e regolamenti di comportamento.

Ma c’è anche qualche istituto che ha deciso di andare oltre stabilendo il divieto di assembramento e di passeggio tra i corridoi durante i cambi d’ora dei docenti. Dove? Succede nello storico liceo scientifico Scacchi di corso Cavour. La comunicazione di inizio anno, firmata il 12 settembre dal dirigente Giovanni Magistrale, parla chiaro: «Tra le attività di questa scuola non è previsto il passeggio nei corridoi: lo Scacchi non è via Sparano». Sì, proprio la ex strada delle palme, oggi trasformata in un cantiere. Ma lo Scacchi non è nemmeno una drogheria-salumeria. Per la merenda infatti il dirigente ricorda che «occorre servirsi dei distributori collocati al proprio piano, segnalare eventuali carenze ma non andare in giro alla ricerca di merende o bevande di proprio gusto: la scuola non è un supermercato».

In altri istituti non mancano poi patti educativi, regolamenti e persino sanzioni a scopo sociale: lo studente colpevole di danneggiamenti, atti vandalici o di comportamenti deplorevoli viene collocato in attività interne di pubblica utilità.

All’istituto Giulio Cesare ad esempio la conversione delle sanzioni può avvenire con l’impiego dello studente in ore di supporto al personale amministrativo e di affiancamento ai docenti di sostegno per i compagni con disabilità. Al liceo classico Socrate invece, su proposta del consiglio di classe, può essere offerta allo studente l’alternativa di convertire la sospensione con attività di volontariato, di segreteria, di ricerca, di riordino di cataloghi e archivi o persino con l’obbligo di frequenza di specifici corsi di formazione su tematiche di rilevanza sociale o culturale. Senza escludere anche la possibilità di veri e propri compiti per una riflessione critica e una rielaborazione critica sugli episodi verificatisi a scuola. Stesso sistema anche al Marconi con attività giornaliere da tre a sei in base alla gravità della violazione.

Tantissime poi, in molti istituti, le regole su parcheggi di scooter e ciclomotori e le deroghe sui ritardi. Al magistrale Bianchi Dottula ad esempio c’è spazio anche per gli atavici ritardi di bus extraurbani, ferrovie ma soprattutto dell’Amtab. Non a caso l’istituto, collocato nel cuore del quartiere Libertà (a due passi dal Tribunale) nel suo patto educativo di corresponsabilità dimostra di conoscere benissmo le carenze del trasporto pubblico. «Nei casi di pendolarismo (provenienza San Paolo, Japigia, Poggiofranco, Carbonara e provincia) – si legge - saranno valutate eventuali concessioni di autorizzazioni all’ingresso posticipato (massimo 8.15) soltanto dietro presentazione della tessera di abbonamento».

Spulciando ancora i diversi patti educativi non mancano nemmeno i consigli ai genitori: seguire l’attività dei propri figli, accertarsi della frequenza, interessarsi alla vita scolastica e prendere visione di ogni comunicazione.
Ma si sa, anche in casi come questi – come in quello del dress code – più che a un obbligo ci si affida al buonsenso. Degli adulti.

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